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Fondo salva-Stati in bilico, Slovacchia vota no

Ivan Miklos

Ivan Miklos

Il parlamento slovacco ha respinto ieri la ratifica del Fondo europeo salva stati (Efsf) bloccando di fatto – ma probabilmente solo per pochi giorni – l’allargamento del meccanismo di sostegno ai Paesi in crisi di bilancio come la Grecia. Su 124 deputati presenti, nove hanno votato contro, 60 si sono astenuti e 55 hanno votato a favore. Col voto negativo cade il governo di centro destra della premier Iveta Radicova. Questo era il vero obiettivo del voto di ieri. Infatti la maggioranza dei deputati si è detta favorevole al Fondo e dunque nei prossimi giorni una nuova votazione potrebbe ribaltare il «no» approvato provvisoriamente ieri. La Slovacchia era l’ultimo dei 17 stati dell’Eurozona a non aver ancora ratificato il meccanismo di salvataggio, La premier Iveta Radicova aveva collegato il voto parlamentare sul fondo di salvataggio con un voto di fiducia al suo governo. Una scelta fortemente criticata dall’opposizione, disposta inizialmente a sostenere il fondo europeo ma non al costo di salvare per questo una maggioranza di governo profondamente divisa al suo interno sulle politiche europee. Il piccolo partito di maggioranza Libertà e Solidarietà (Sas) aveva infatti annunciato già da tempo la sua intenzione di astenersi dal voto, costringendo il governo Radicova a chiedere il sostegno dell’opposizione.

Nel corso di un dibattito parlamentare molto acceso e interrotto più volte, il ministro delle finanze slovacco Ivan Miklos, aveva comunque assicurato che l’approvazione del fondo europeo salva stati Efsf sarebbe comunque passata «in un modo o nell’altra entro questa settimana». Anche dopo il voto di sfiducia alla maggioranza di Iveta Radicova e di una crisi di governo, prima dello scioglimento delle camere, i parlamentari possono votare sull’allargamento del meccanismo europeo a sostegno degli stati in crisi di bilancio nel corso di una seduta straordinaria che potrebbe essere indetta entro tempi brevissimi. E in questo caso una maggioranza a favore del fondo Efsf dovrebbe comunque esserci nonostante i forti dubbi esistenti a riguardo nel Paese.

Il partito socialdemocratico Smer all’opposizione, guidato dall’ex primo ministro slovacco Robert Fico, si era infatti detto disponibile a sostenere il pacchetto in cambio però di alcune importanti concessioni, come quella di un radicale rimpasto di governo che coinvolgesse anche i partiti progressisti, oppure quella dell’annuncio di elezioni anticipate.

«Il voto sul fondo europeo è un voto sul futuro stesso della Slovacchia in Europa e una necessità per trovare una soluzione comune per attenuare questa crisi mondiale», aveva invece sottolineato la Radicova appellandosi al senso di responsabilità dei deputati. «In gioco c’è la credibilità del nostro Paese».

Dopo la divisione dalla Repubblica Ceca nel 1993, la Slovacchia ha attraversato inizialmente un periodo di forte crisi dominato da una bassa crescita economica e dalla disoccupazione. Dopo una serie di coraggiose riforme e di tagli alle spese pubbliche, il Paese, che dal 2004 fa parte dell’Unione europea e dal primo gennaio del 2009 ha adottato l’euro, è riuscito a stabilizzarsi e a raggiungere un discreto benessere.

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