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Fondi strutturali europei, rischio di taglio

Fabrizio Barca

Fabrizio Barca

Fondi strutturali europei, il governo Monti accelera e chiede alle Regioni del Mezzogiorno di darsi una regolata, anticipando – nel rispetto di scadenze concordate con l’Ue – i tempi entro i quali la spesa dovrà essere certificata. Ma il sollecito del ministero della Coesione territoriale provoca una dura reazione da parte del governatore della Puglia Nichi Vendola che in un’intervista annuncia la ribellione del Sud qualora il governo tagliasse i fondi destinati al Sud. Reazione che ha colto di sorpresa il ministro Fabrizio Barca, preoccupato anche che si possa incrinare il fronte di lavoro governo-Regioni sancito dal tavolo del 17 gennaio scorso. Ma cosa in effetti prevedono le nuove norme? È lo stesso discastero a ricordarlo in una nota diffusa in serata. Tutto nasce dal «grave ritardo nell’attuazione della programmazione comunitaria nel Paese, particolarmente rilevante al Sud e tale da collocare l’Italia al penultimo posto nell’utilizzo dei Fondi strutturali, seguita solo dalla Bulgaria». Di qui la decisione di accelerare per evitare «il rischio di perdita di risorse comunitarie», d’intesa con Regioni, i ministeri e gli esponenti del partenariato economico e sociale». La delibera Cipe, che ha recepito tale indicazione, è la naturale prosecuzione del lavoro svolto già a fine 2011 e che ha permesso di ridurre a «soli» 1,9 miliardi le risorse disimpegnate (pari allo 0,4% di quelle complessive in scadenza al 31-12-2011). Ma il rischio che la situazione peggiori nel 2012 e che di conseguenza si perdano molti più fondi cofinanziati, è reale, scrive il Dipartimento delle politiche di sviluppo del ministero. Di qui la decisione, «condivisa dalle Regioni, di promuovere un percorso di verifica dell’avanzamento degli impegni giuridicamente vincolanti sul totale delle risorse programmate e dell’avanzamento della relativa spesa, da definire, entro il 28 febbraio 2012». In poraruica: entro il 31 maggio dev’essere certificata dalle Regioni almeno il 40% della spesa prevista nel 2012 e al 31 ottobre l’80%. E così via per gli anni 2013 e 2014. Ma sono previsti anche «penali», definanziamenti cioè, che non prevedono conseguenze per gli abitanti della Regione interessata: in caso di mancato raggiungimento del target, andrà riprogrammata una parte delle risorse per la stessa Regione.

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