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Fiat chiude Irisbus, ora i politici devono dimettersi

Irisbus di Valle dell'Ufita

Irisbus di Valle dell'Ufita

La rabbia degli operai nelle parole di Vincenzo De Luca: «Non può finire così: meritiamo un finale diverso». La decisione della Fiat non arriva inattesa ai cancelli dell’Irisbus di Valle Ufita, ma comunque provoca rabbia e delusione. «Quello del Lingotto – continua De Luca – è un atto dovuto, conseguenza naturale della rinuncia di Di Risio. Il nostro risentimento è rivolto alla politica che avrebbe dovuto salvaguardare il territorio e le maestranze e invece non ha saputo incidere». L’unico a presentarsi davanti ai cancelli è il consigliere regionale Ettore Zecchino che si mette in contatto con il governatore Stefano Caldoro, ottenendo un impegno ad avviare una sollecitazione nei confronti del governo per la convocazione ad horas di un nuovo tavolo ministeriale. «Zecchino – aggiunge Giuseppe De Gruttola – ha garantito che chiederà la mediazione del prefetto per evitare nuove forzature dell’azienda che vuole far uscire i pullman dallo stabilimento».

Oltre duecento tute blu sono ancora all’interno: senza la convocazione a Palazzo Chigi non lasceranno i locali della mensa dove sono riuniti in assemblea permanente. Per tutti, comincia una nuova fase della vertenza: «La Fiat è uscita allo scoperto e ha messo il governo con le spalle al muro. – dice Lello Colello – L’esecutivo deve appropriarsi di una struttura costruita con soldi pubblici: ci assicuri ammortizzatori sociali fino all’intervento sul piano nazionale trasporti. A quel punto, ci saranno numerosi gruppi industriali seri e del settore che vorranno rilevare uno stabilimento all’avanguardia». Gli operai continuano a ribadire: «Vogliamo continuare a fare autobus, con la Fiat o senza». «Avevamo messo in conto – dice Dario Meninno – questa mossa di un’azienda irresponsabile che pensa solo al profitto. Aspettiamo un intervento deciso del governo che, sollecitato da 700 licenziamenti, dovrebbe mostrarsi più responsabile: non vogliamo assistenzialismo, chiediamo solo di continuare a fare pullman».

La rinuncia di Di Risio è passata inosservata o quasi. «Qualcuno – dice Domenico delle Grazie – ha esultato: è un’ipotesi che non abbiamo mai preso in considerazione perché non dava garanzie. Il nostro obiettivo è quello di continuare a produrre autobus, con imprenditori seri e del settore. Attendiamo, nel frattempo, le dimissioni dei rappresentanti politici irpini, da De Mita e Gargani a Pugliese e Sibilia: si dimettano perché hanno fallito». «Su Di Risio – aggiunge Gennaro Ianniciello – non sbagliavamo: lo dimostrano le lotte avviate dai colleghi di Termini Imerese.

La sua rinuncia toglie ogni alibi al governo che adesso ha il dovere di intervenire per evitare un dramma sociale». «La Fiat – dichiara Nicola Palmarozza – credeva di poter chiudere la partita in poche settimane. Invece, si è trovata di fronte una classe operaia viva e dignitosa che è diventata un modello: la lotta continua con l’obiettivo di compattare tutte le vertenze del gruppo Fiat e organizzare una manifestazione a Roma». Non mancano anche sensazioni di smarrimento e disorientamento. «Stiamo metabolizzando la decisione. – evidenzia Antonio Castellano – Questa mossa del Lingotto apre scenari incomprensibili: non sappiamo cosa aspettarci. Ma, soprattutto, abbiamo ancora un interlocutore?».

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Monti De Luca loc:IT

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