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Famiglie soffocate dal fisco, consumi a -2%

Carlo Sangalli

Carlo Sangalli

Ritorno al passato per i consumi. Precipitano al livello di sei anni fa. Ad aprile la spesa si è ridotta del 2,8%, secondo la Confcommercio. E ben quattro quinti del reddito medio delle famiglie, del resto, calcola la Confesercenti, vengono «prelevati dal fisco». «Se prendiamo una famiglia tipo con un reddito lordo di 55.000 euro, – ha denunciato il presidente dell’associazione Marco Venturi all’assemblea annuale – quasi 40.000 di questi vengono assorbiti da contributi, tasse varie, dirette e indirette, nazionali, regionali, locali». Solo con le manovre Iva lo Stato scarica su ogni famiglia «680 euro l’anno». E non va meglio alle imprese, appesantite da «una valanga di prelievi»: fra Irpef, Ires, Irap e contributi sociali, sulle pmi ogni anno grava un onere di oltre 160 miliardi. Da aggiungere ci sono quindi gli oneri burocratici ed amministrativi statali con costi «per 26 miliardi l’anno». «Siamo di fronte a una deriva», ha insistito Venturi, con «ben 694 scadenze fiscali con cui devono confrontarsi le imprese e 100 balzelli frutto della scatenata inventiva del nostro fisco». «Noi continueremo a condannare senza se e senza ma ogni atto intimidatorio contro Equitalia – ha quindi puntualizzato – ma questo non può diventare un alibi per non rivedere norme e comportamenti che colpiscono imprenditori esasperati dalla crisi». Stretti tra tasse e riduzione del potere d’acquisto, gli italiani cercano quindi di cavarsela come possono, tagliando le spese, se necessario anche alimentari. Il calo dei consumi segnalato dalla Confcommercio, il peggiore da marzo del 2011, mostra infatti una riduzione del 4% sia della spesa per il cibo che di quella per l’abbigliamento e addirittura del 16% per il segmento mobilità, ovvero per l’acquisto di auto. «Un eventuale ulteriore aumento dell’Iva sarebbe un colpo mortale per famiglie e imprese», commenta il presidente, Carlo Sangalli. Il dato di aprile «conferma infatti la drammaticità e la profondità della crisi» che va superata con «provvedimenti per accelerare la crescita e rilanciare i consumi e la domanda interna, che vale l’80% del pil». Anche la Federalimentare avverte: «Le conseguenze di un ulteriore inasprimento fiscale potrebbero essere molto peggiori dei benefici per l’erario».

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