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Eurobond, la Merkel sfida l’Unione

Angela Merkel

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Sfidando l’opposizione della Germania, la Commissione europea ieri ha messo sul tavolo dei leader europei l’idea degli Eurobond come strumento per fronteggiare la crisi della zona euro. Ribattezzate «Stability Bond», le euro-obbligazioni non diventeranno una realtà nell’immediato. Le tre opzioni presentate dall’esecutivo comunitario in un Libro Verde servono a aprire un lungo dibattito tra i governi. Ma occorre che gli stati membri «discutano con mente aperta e senza dogmi», ha avvertito il presidente della Commissione José Manuel Barroso. Perché, con l’aggravarsi della crisi, gli Eurobond «possono portare enormi benefici». Secondo il presidente della Commissione, «non risolverebbero i nostri problemi immediati. Ma è importante mostrare al resto del mondo che siamo seri». La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha definito «estremamente preoccupante e inappropriato» che la Commissione abbia messo gli Eurobond all’ordine del giorno. «L’idea della collettivizzazione dei debiti per superare i problemi strutturali dell’unione monetaria non potrà funzionare», ha detto Merkel al Bundestag. Barroso ha smentito di aver proposto gli Eurobond contro la Germania, perché «l’opposizione tedesca riguarda più il calendario che le opzioni».

Ma la cancelliera può contare su un gruppo di paesi alleati, pronti a mettere il veto. Gli Eurobond «non sono una soluzione magica» alla crisi, anzi «potrebbero persino peggiorarla», ha spiegato il ministro delle finanze olandese, Jan Kees De Jager. Anche il presidente francese, Nicolas Sarkozy, è scettico sugli Eurobond, perché richiederanno «mesi, se non anni», mentre la crisi del debito va risolta «rapidamente», secondo le parole di un consigliere dell’Eliseo. Per Sarkozy, «l’intervento della Banca centrale europea è l’unica soluzione». Parigi spera di convincere i partner europei a affidare all’istituzione presieduta da Mario Draghi il ruolo di prestatore di ultima istanza dei governi in difficoltà. Ma tanto Merkel rimane contraria, preferendo una «Unione fiscale» a una «Unione del debito» Delle tre opzioni di Eurobond ipotizzate dall’esecutivo comunitario, quella che prevede di sostituire in toto le obbligazioni emesse dai singoli paesi con degli Eurobond con garanzie comuni «porterebbe più benefici per rafforzare la stabilità finanziaria», ha spiegato il commissario agli Affari economici, Olli Rehn.

La seconda opzione consiste nella creazione di Eurobond fino a una certa soglia, mentre per il resto i paesi continuerebbero a emettere bond nazionali. Ma per entrambe servono tempi lunghi, a causa della necessità di modificare il Trattato. Nella terza opzione, più debole ma che non richiede riforme istituzionali, gli Eurobond si sostituirebbero solo parzialmente alle obbligazioni nazionali e ogni paese fornirebbe una garanzia per la sua quota-parte di debito. Per tentare di convincere i più reticenti come Germania e Olanda, ieri la Commissione ha assortito gli Stability Bond con due regolamenti per imporre una «vigilanza rafforzata» a gran parte dei paesi dell’euro. La Commissione potrà chiedere modifiche alle manovre di bilancio nazionali, che dovranno essere prestate a Bruxelles entro il 15 ottobre. E avrà il diritto di proporre al Consiglio di raccomandare a un paese in difficoltà di richiedere un’assistenza finanziaria internazionale. «Sappiamo che la situazione sui mercati è preoccupante e peggiora di giorno di in giorno», ha spiegato Rehn. Nel frattempo, la crisi ha un impatto sempre più negativo sull’economia reale. Secondo Eurostat, i nuovi ordini all’industria sono calati del 6,4 per cento nella zona euro in settembre. L’Italia è il paese che ha subito il crollo più importante, con un meno 9,2 per cento. © Davide Carretta

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