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Edison-Edf, il governo ottiene un altro rinvio

Paolo Romani

Paolo Romani

Il governo ottiene un nuovo rinvio per Edison. Edf, il socio francese che detiene la metà del capitale di Foro Buonaparte, ha accettato la richiesta del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, di prorogare di un mese e mezzo la scadenza del 15 settembre entro cui deve essere negoziato il «divorzio» con i soci italiani nel secondo gruppo elettrico del Paese. «Abbiamo spostato al 30 ottobre il termine per la definizione di un accordo» ha detto Romani dopo il colloquio, definito «molto positivo», con Henri Proglio. Romani e il presidente di Edf, si legge in un comunicato, «hanno avuto un approfondito confronto sul dossier Edison e sono addivenuti al comune e forte intento di raggiungere un risultato positivo per le parti coinvolte». Per Edison si tratta del secondo rinvio. Il primo, nel marzo scorso, era stato imposto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che aveva detto no alla bozza di intesa negoziata tra italiani e francesi suscitando le ire di Proglio che dovette ingoiare una proroga dei patti – ormai trascorsa inutilmente in assenza di una proposta italiana – di sei mesi. Ieri il clima è sembrato più disteso.

Romani ha sottolineato i «tanti interessi in comune» di Francia e Italia e «ha accolto favorevolmente la disponibilità di Edf» a proseguire «la collaborazione sui diversi settori del comparto energetico in Italia e in campo internazionale, anche alla luce della nuova strategia nazionale» che il governo presenterà a metà novembre. Un modo, apprezzato dai francesi, per svelenire il clima e per ricondurre la partita su Edison – che sarà comunque dura e difficile – all’interno dei rapporti più ampi e complessi dei due Paesi. Con la palla che resta in campo italiano, governo e Delmi dovranno vedere se riuscirà a prendere forma quella cordata italiana per Edipower, la controllata di Edison che contiene un importante parco produttivo di 9 centrali, che piace ad alcuni (Romani, interessato a proteggere l’italianità delle centrali, e il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli) poco ad altri (Iren e una parte della dirigenza di A2A), a cui guarda con interesse Acea ma che al momento manca di soggetti finanziariamente forti (Cdp? Intesa Sanpaolo?) in grado di supportare un’operazione da almeno 1-1,5 miliardi di euro.

«Su questo punto non parlo, però ovviamente in un mese e mezzo si aprono tutte le possibilità» ha detto Romani. La strada appare in salita: il momento complicato non aiuta, i tempi sono stretti, i possibili protagonisti titubanti, senza considerare che Edf, in assenza di adeguate contropartite, con è orientata a bocciare una proposta peggiorativa rispetto all’intesa di marzo. E se sfumasse la cordata italiana tornerebbe in pista l’ipotesi di spacchettare Edipower, con la concessione agli italiani degli asset idroelettrici e di una opzione di vendita sul 30% di Edison, magari all’interno di un accordo più ampio con Edf e accompagnata da garanzie sul fronte della governance. Domani ci sarà un primo confronto all’interno di A2A, che tornerà a riunire il consiglio di gestione rimasto aperto giovedì scorso, e a cui seguirà un cda di Delmi ancora da convocare. Nei prossimi giorni proseguirà il lavoro di Romani per trovare una sintesi tra i soci italiani e riavviare, con un interlocutore unico, i negoziati con Edf.

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