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Dl Sviluppo, nuove norme per la successione

Silvio Berlusconi

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Dodici condoni, molti di più del concordato per le liti fiscali pendenti che era stato annunciato. Nella bozza del dl sviluppo circolata ieri se ne contavano tanti, per una platea di evasori altrettanto più ampia. Si va da chi negli anni passati non ha per niente presentato la dichiarazione fino alla regolarizzazione del canone Rai non pagato. Undici norme diverse più una dodicesima che consente ai contribuenti infedeli di cumulare anche più «definizioni» fiscali tra loro. Ma sono bastate le prime indiscrezioni perché il ministero dello Sviluppo economico si affrettasse a smentire: «In particolare, notizie riguardanti l’esistenza nel testo di dodici condoni o di sanatorie sono del tutto infondate». Un giallo, insomma, accompagnato dalla bordate critiche dell’opposizione della Cgil. Di sicuro nel corposo testo da 126 articoli non solo c’è il concordato ma un capitolo dedicato a «Misure fiscali e fondo». Fondo alimentato appunto dal futuro gettito dei condoni. Si parte con la riapertura dei termini per gli anni pregressi, nei casi in cui la dichiarazione non è proprio stata presentata; si passa alla regolarizzazione delle scritture contabili, si approda alla definizione dei ritardati od omessi versamenti, alla definizione dei tributi locali, alla proroga dei termini per la definizione agevolata ai fini delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni.

Per la sanatoria degli importi non versati, in presenza di cartelle esattoriali, è possibile cavarsela pagando il 25% dell’importo iscritto a ruolo, senza neanche gli interessi di mora. Si può fare pace anche con il canone Rai versando 50 euro per ogni annualità non pagata. Tra le novità invece extra-condono (o presunto tale) della bozza di dl, figura una nuova norma in materia di successione, destinata a far discutere. C’è già infatti chi la considera una nuova legge «ad personam»: ferma restando la quota dei due terzi riservata ai figli, la metà di questa dovrà dividersi in parti uguali e l’altra metà potrà essere attribuita dal genitore a uno o più figli in vario modo. Per l’impero del premier (Mediaset, Mondadori, Mediolanum e il Milan) controllato attraverso Finivest, gli eredi sono i cinque figli: in parti uguali, in base alla legge attuale, ma non necessariamente così se appunto la norma sulla quota legittima sarà approvata.

Oggi la Fininvest (che detiene anche il 2% di Mediobanca) è controllata dalla famiglia Berlusconi tramite sette finanziarie, denominate tutte Holding Italiana, ma con diversa numerazione. Il controllo fa sempre capo al premier con il 63% del capitale (tramite la Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava). I figli del primo matrimonio Marina (che è anche presidente di Mondadori) e Piersilvio (vice presidente Mediaset) hanno una quota del 7,65% a testa (rispettivamente attraverso le holding Quarta e Quinta). Nell’estate del 2005 poi, anche i figli di secondo letto, Barbara (consigliere nel Milan), Eleonora e Luigi (che siede nel Cda di Mediolanum), hanno ricevuto una quota del patrimonio e hanno il 21,4% di Fininvest (attraverso la holding Quattordicesima). © Nando Santonastaso

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