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Crolla Fiat a -11,9%, a fondo i bancari

Un operatore della Borsa di Milano

Un operatore della Borsa di Milano

Banche e Fiat. Piazza Affari è sprofondata sotto questi crolli. La casa automobilistica è arrivata a perdere anche oltre il 12%, e ha chiuso a meno 11,88%. Era partita già molto male, ma poi nel corso della mattinata è andata ancora peggio. Dopo un fiume di scambi quotava 4,33 euro, l’esito di un giorno da cancellare. Ieri sono passati di mano 50 milioni di titoli, pari al 4,5% del capitale. E molto forte è stata la tensione anche su Fiat industrial (-13,31% a 6,09 euro) ed Exor (-9,08% a 15,32 euro) che è a monte della catena di controllo. Le cause scatenanti dell’avvitamento sono state più di una. Il calo delle immatricolazioni in Brasile, paese in cui il gruppo gioca un ruolo di primo piano, ha giocato la sua parte. Il fatto che la Fiat abbia dovuto cedere nella prima metà d’agosto la sua leadership sul mercato carioca alla tedesca Volkswagen ha messo in allarme gli investitori, che hanno cominciato a vendere. In un comunicato Torino ha tentato di sdrammatizzare spiegando che nei primi sette mesi è stata la Fiat a detenere il primato. E che il Brasile è considerato strategico per il Lingotto, che vi ha programmato ben 4,5 miliardi di investimenti entro il 2014. Ma non è bastato a far cambiare il vento in Borsa, anche perchè ieri altre nubi si sono addensate.

Con l’economia mondiale che viaggia a scartamento ridotto che prospettive ci sono per il mercato dell’auto? Secondo Goldman Sachs il futuro non è roseo. La banca d’affari Usa in un suo report ha tagliato le stime per il 2012 sulle vendite di automobili in Europa e negli Stati Uniti rispettivamente del 7% e del 3%. Significa fermarsi a 13,5 milioni e a 17,3 milioni di vendite, al di sotto delle precedenti previsioni di 14,5 e 17,8 milioni. In questa prospettiva il settore auto ieri è andato a picco non solo a Piazza Affari, ma ovunque. In Europa ha perso mediamente più del 7%, nonostante la stessa Goldman Sachs preveda comunque per l’anno prossimo una crescita del margine operativo lordo del 15%.

I titoli bancari sono stati le altre grandi vittime della giornata da dimenticare delle Borse. Una corsa a vendere le azioni che hanno ormai raggiunto quotazioni minimi. La francese Societé Generale si è inabissata del 12,34%, dopo il clamoroso tonfo del 20% della settimana prima di ferragosto. E’ andata malissimo anche per Barclays e Rbs, in calo di oltre l’11%. Non si sono salvate nemmeno le banche tedesche, Commerzbank ha perso il 10,42% e Deutche Bank il 7,02%. Le big italiane, tartassate da mesi, non sono state risparmiate neppure ieri. Intesa Sanpaolo è crollata del 9,26% e Unicredit del 7,41%. I mercati temono che la crisi dei debiti sovrani possa travolgerle, e sanno che il paracadute dei salvataggi di Stato si è chiuso definitivamente.

Il bilancio di fine giornata di Piazza Affari è stato -6,15%, solo un soffio sotto il -6,65% del 10 agosto, seduta peggiore in assoluto dal crack Lehman Brothers. Con il tonfo di oggi la Borsa milanese ha perso dall’inizio dell’anno più del 25% del suo valore. Peggio di Milano ha fatto solo la Grecia. di R. La.

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