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Crisi in Grecia, avanza l’incubo default

Joaquín Almunia

Joaquín Almunia

«Serve un accordo sulla Grecia il prima possibile»: è quanto ha affermato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. «Speriamo che ci sia un accordo quanto prima, tanto meglio è per tutti sia per i greci sia per la zona euro», ha aggiunto spiegando che «il grado di interdipendenza è talmente elevato che sono problemi di tutti, per cui tutti dobbiamo essere interessati a trovare una soluzione quanto prima». Intanto dopo aver sempre indicato che con l’ultimo stress test la situazione delle banche europee era sotto controllo, la commissione europea ha fatto sapere di essere piuttosto allarmata per gli effetti della crisi del debito sovrano sulle banche e sul loro livello di capitalizzazione. E ancora il responsabile della concorrenza Almunia non ha fatto naturalmente nomi e si è solo riferito alle nove banche che hanno fallito il test e a quelle che sono passate per il rotto della cuffia (hanno evidenziato un core tier 1 poco oltre la soglia del 5%, fino al 6%). La conferma che Bruxelles non stringerà le corde degli aiuti di stato facilitati quando scoppiò la crisi finanziaria blocca qualsiasi tentativo di «exit strategy» da parte degli stati nel prossimo futuro.

Il commissario spagnolo, in ogni caso, ha fatto delle distinzioni affermando che le banche italiane «sono fondamentalmente solide», una vera «fortuna» per il paese. E che le tensioni sulla liquidità di cui soffrono le banche francesi dovrebbero alleggerirsi. La cosa certa è che nessuno più crede alla possibilità di un recupero spontaneo nei punti di fragilità del sistema bancario europeo. All’Ecofin lo scorso fine settimana, due ministri, la spagnola Salgado e lo svedese Borg, hanno indicato esplicitamente la necessità di una nuova ondata di ricapitalizzazioni. Anche per non dare pretesti ai mercati per avvitarsi al ribasso. Le banche dovranno fare ricorso agli aiuti di stato solo come «ultima spiaggia», ha sottolineato Almunia, invitandole a «provare finanziarsi da sole sui mercati» e a «prendere tutte le misure possibili come la vendita delle sussidiarie e la limitazione dei dividendi» per evitare di dover arrivare a una richiesta di sostegno pubblico.

Dato il perdurare della crisi, non è quindi ancora possibile il ritorno alla normalità e alle norme ordinarie in materia di aiuti di stato agli istituti di credito. Ma questo «non significa un assegno in bianco» alle banche e ai governi, ha avvertito il commissario. «Avrei preferito fare ritorno alle regole ordinarie prima, e questa era proprio la mia intenzione fino all’estate, ma la situazione a cui ci troviamo di fronte in questi giorni richiede un prolungamento del regime di crisi esistente in materia di aiuti di stato», ha ammesso il responsabile di Bruxelles alla concorrenza. Si tratta della prima volta, da che il Fmi ha lanciato l’allarme a fine agosto sulla situazione delle banche europee, in cui Bruxelles riconosce che la situazione è peggiorata rispetto a quando sono stati effettuati gli stress test, e che potranno quindi essere necessarie nuove ricapitalizzazioni.

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