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Costi della politica, trasparenza impossibile

Enrico Giovannini

Enrico Giovannini

Il presidente dell’Istat, l’economista Enrico Giovannini, con ogni probabilità oggi lascerà l’incarico – gratuito – di presidente della Commissione sul livellamento delle retribuzioni dei parlamentari e degli alti burocrati fra Italia ed Europa. Dovrebbe chiudersi così l’attività della Commissione che ai primi di gennaio suscitò un vespaio presentando i chiacchieratissimi dati sui guadagni dei parlamentari italiani paragonati a quelli dei loro colleghi europei. La mossa di Giovannini, rientrato stanotte da New York, dovrebbe essere contemporanea alla diffusione della seconda relazione della Commissione dedicata agli stipendi dei grandi capi dell’amministrazione pubblica. Si tratta di conclusioni molto deludenti che non forniranno alcuna cifra. Viene a mancare così l’obiettivo stesso della Commissione, istituita a luglio 2011 con la prima manovra del governo Berlusconi su proposta dell’allora ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, per fissare una media europea dei maxi-stipendi dei dirigenti pubblici più importanti sulla quale parametrare anche le retribuzioni pubbliche italiane. Nel mirino c’erano soprattutto le buste paga a cinque zeri dei membri della Corte Costituzionale, dei consiglieri delle Authority, dei presidenti e dei membri di enti pubblici.

Nella sua relazione la Commissione (composta oltre che da Giovannini anche dai professori Ugo Rivellato, Giovanni Valotti e Alberto Zito, tutti coinvolti a titolo gratuito) spiega le molte ragioni per la quale non è riuscita a tirar fuori un ragno dal buco: la scarsa collaborazione delle amministrazioni nel mirino; l’impossibilità di paragonare alcune strutture solo italiane come ad esempio l’Agenzia del Volo con amministrazioni estere; la lenta e parziale risposta delle amministrazioni straniere che non capivano perché dovevano consegnare a organismi italiani dati ritenuti sensibili e infine l’oggettiva difficoltà di paragonare buste paga calcolate su sistemi fiscali e contributivi diversi e spesso «deformate» da benefit.

Giovannini – cooptato nella Commissione non in quanto presidente Istat ma come economista – chiuderà così una delle esperienze più travagliate della sua esperienza professionale. Nelle scorse settimane di fronte alla difficoltà di reperire dati ha anche garbatamente provato, senza successo, a chiedere maggiori poteri a palazzo Chigi. Da luglio ad oggi, del resto, la gragnuola di manovre ha finito per svuotare parzialmente la missione stessa della Commissione. Da questo mese, ad esempio, scatta il tetto di 294 mila euro per tutti i burocrati dello Stato, compresi quelli che svolgono più di un lavoro. E il governo – forse oggi stesso – ribadirà che intende allargare la platea dei dirigenti con (maxi) stipendio tagliato. © Diodato Pirone

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