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Concertazione superata, ora la condivisione

Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari

«E’ finita l’epoca della concertazione, o si passa a quella della condivisione o non se ne esce». Giuseppe Mussari propugna una svolta nelle relazioni industriali, aprendo una terza via rispetto alla variante-Marchionne. Dall’8 luglio scorso, il primo giorno nero di questo ciclone sui mercati ancora in corso, il presidente dell’Abi non si era ancora espresso pubblicamente, salvo la firma in calce al documento congiunto delle parti sociali della scorsa settimana relativa al primo incontro – deludente – avuto col governo. Che sarà seguito dal nuovo confronto di oggi pomeriggio organizzato dall’esecutivo per rispondere al pressing di industriali, banchieri, sindacati e dare conto alle condizioni poste dalla Bce in cambio dell’intervento sui titoli italiani. «Servirà probabilmente per fare l’agenda delle priorità degli impegni», ha auspicato il banchiere, che è anche presidente di Mps, ieri sera a margine di Cortinaincontra, a proposito del vertice odierno. Dal quale i banchieri si attendono indicazioni almeno su quattro punti: mercato del lavoro, produttività, rilancio delle infrastrutture, liberalizzazioni che dovrebbero far parte anche delle condizioni fissate da Francoforte.

«Il conflitto classico tra capitale e lavoro non ha più senso», ha detto Mussari durante il dibattito con Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia. «Il conflitto classico tra capitale e lavoro non ha più senso e va completamente costruito un nuovo equilibrio, da parte degli imprenditori, ma anche della forza lavoro. C’è la necessità di abbandonare certe tutele e certi privilegi che non hanno più ragione di esistere perchè riguardano minoranze e non i più giovani. Avere messo insieme tutte le parti sociali – ha aggiunto a proposito del tavolo comune con le organizzazioni degli imprenditori e del sindacato – è stato un fatto di grande interesse: un fatto importante per cambiare l’agenda politica ed ha evitato di andare in vacanza». Una battuta che ironizza sull’originaria deadline del governo di rivedersi a settembre, dopo aver chiuso i battenti del Parlamento per l’intero mese di agosto.

Mussari incalza: «Non abbiamo molto tempo, con il tavolo abbiamo iniziato a parlare di certe riforme ma andando piano, fino ad oggi, abbiamo perso 13 punti di produttività, secondo i dati Ocse, nei confronti della Francia e 15 con la Germania. Non abbiamo tempi biblici: o in un mese si cambia attraendo investimenti o chi ha il dovere di provvedere provveda». In pratica, quello che si può definire per legge lo si faccia. «Non possiamo più permetterci che il parametro del salario sia l’inflazione», prosegue il banchiere: funzionava quando il Paese aveva tutte le leve in mano, aveva i propri confini, la sua moneta. Oggi non è più così certi parametri non possiamo più permetterceli. Voglio che tu sindacato usi la tua intelligenza per accompagnare l’azienda a certi risultati. Con le misure vecchie con i cinesi non ce la facciamo».

Secondo Mussari, «nessuno mi convince siamo commissariati, siamo in un sistema più ampio dell’Italia, in ogni caso discutere in questo Paese e in questo momento fa bene». Il leader dell’Abi ha infine ribadito che «le banche italiane sono sane e solide e continuano a non avere polvere sotto il tappeto, questa è una fase nuova non una crisi: o lo si capisce o è il declino». E «siamo uno dei pochi Paesi al mondo dove le banche non sono costate una lira ai contribuenti: ciò è dovuto alla Banca d’Italia e alla natura delle nostre banche, se il credito è erogato saggiamente avrà una sofferenza ridotta».

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