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Bocciata norma su riscatto laurea e servizio militare

Inps

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Proteste e promesse di ricorsi a pioggia sono arrivate ancor prima che il governo trascrivesse in emendamento, nero su bianco, l’intervento sulle pensioni: è bastata la minaccia di scomputare dal calcolo dei requisiti per ottenere la pensione riscatti di laurea e servizio militare a provocare una reazione tale che avrebbe indotto il governo a rivedere i piani. Lo stesso dicasi per il contributo di solidarietà limitato ai soli dipendenti pubblici. Il provvedimento – che era il principale frutto del vertice di oltre 7 ore ad Arcore, lunedì scorso – è stata bocciata ufficialmente in mattinata per dubbi sulla sua costituzionalità. Ma è stato in particolare il pressing del Carroccio a provocare lo stralcio. Ora, sulla manovra, i giochi nel centrodestra tornano in alto mare. E slitta ancora la presentazione degli emendamenti del governo, in commissione bilancio al Senato. La perdita del gettito di circa 1,5 miliardi (500 milioni nel 2013 e 1 miliardo nel 2014) derivante dalla non adozione della norma sulle pensioni, che avrebbe interessato una platea di 665.000 persone, verrà compensata da un’aumento della lotta all’evasione fiscale.

Costituzione e sentenze della Consulta alla mano, chi presentasse ricorso – la «platea di persone interessate andrebbe dalle 100 alle 130 mila l’anno -o i calcoli più prudenti, 130.000 secondo stime sindacali) potrebbe avere buone possibilità di vincere la causa. I magistrati – come i medici – tutti, anche quelli del Consiglio di Stato, sono sul piede di guerra. Fino al punto di non escludere lo sciopero: tagliare gli stipendi dei soli dipendenti pubblici (e non privati) che guadagnano 90mila-150mila euro è «incostituzionale». «Come dargli torto: è una violazione elementare del principio di uguaglianza», fa notare il costituzionalista Michele Ainis, ordinario di diritto pubblico all’ Università Roma Tre. Non solo.

La manovra ha un altro «punto debole», o meglio un «altra ferita»: l’aver escluso i periodi di laurea o di servizio militare dal calcolo degli anni necessari a raggiungere l’anzianità contributiva. «In questo caso – spiega Ainis – si va a ledere un principio non scritto, ma che si può trarre dall’art.2 della Costituzione, e al quale la Corte Costituzionale ha fatto riferimento più volte in passato per bocciare una legge: è il principio dell’affidamento. Io cittadino devo potermi fidare delle promesse del legislatore, mentre una previsione retroattiva come quella sulle pensioni è un tradimento delle promesse del legislatore».

Sulla mailing list dei magistrati ieri le critiche si sprecavano. C’è anche chi si indigna perch se si parla di diritti acquisiti, come il riscatto del periodo di leva o degli anni universitari, il risultato è che ad essere preservati sono soltanto quelli di coloro che si sono serviti del condono fiscale per il rientro dei capitali in Italia. Una netta presa di posizione, ufficiale, arriva dal Comitato intermagistrature, che coordina l’Associazione nazionale magistrati e le principali sigle rappresentative della toghe contabili e amministrative. «È del tutto evidente l’incostituzionalità» del contributo di solidarietà per i soli dipendenti pubblici, denuncia un documento in cui si fa chiaro riferimento a misure di protesta, «nessuna esclusa».

Le misure frutto dell’accordo politico raggiunto ad Arcore per modificare il decreto di metà agosto – secondo il Comitato intermagistrature – «incidono unicamente sul pubblico impiego senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato e le fonti di spreco delle risorse più volte segnalate». Tutti dovrebbero partecipare allo «sforzo di risanamento del Paese», mentre il contributo si traduce ora in «”odiosa tassa” da evitare per il solo settore privato e, per converso, necessario risparmio di spesa pubblica in relazione ai lavoratori del settore pubblico». Il preannunciato emendamento al decreto varato dal governo all’inizio di agosto – rincara il costituzionalista Ainis – è un ulteriore vulnus: «Rispetto alla manovra dello scorso anno, il decreto andava a sanare la discriminazione che c’era già stata nel 2010 con il prelievo a carico dei soli dipendenti pubblici. Si era pensato infatti a una tassazione per tutti i lavoratori, privati e statali. Con queste ultime modifiche alla manovra scompare la toppa ma rimane la ferita». di re.pol.

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