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Banche, in Italia si dà la caccia a 14 miliardi

Gabriello Mancini

Gabriello Mancini

Dei 14,7 miliardi di capitale aggiuntivo temporaneo richiesti dall’Eba alle cinque grandi banche italiane all’interno del maxi-piano di rafforzamento europeo da 106 miliardi per mantenere un core tier 1 del 9%, solo Intesa Sanpaolo non ha necessità di ulteriore fabbisogno. A Unicredit serve un buffer (cuscinetto) di 7,379 miliardi che si riduce a 4,396 miliardi al netto di azioni di capital management e del computo dei cashes. Per Mps la Super Authority di vigilanza europea individua una necessità di 3,091 miliardi, al lordo della conversione del prestito Fresh 2003 – bond speciali – annunciata dalla fondazione senese per fine anno (318 milioni), del calcolo di un altro prestito Fresh 2008 in capitale primario per 950 milioni. Il saldo netto potrebbe ammontare, quindi sarebbe di 1,823 miliardi, senza considerare altre iniziative che saranno intraprese. Ubi banca deve integrare una necessità di 1,484 miliardi. E per il Banco Popolare il supplemento ammonta provvisoriamente a 2,817 miliardi. Il gruppo guidato da Pierfrancesco Saviotti precisa che «potrà beneficiare della riserva di capitale costituita dal prestito convertibile soft mandatory di 1 miliardo e da altre iniziative da intraprendere».

A questo fine, ieri i consigli hanno deciso di proporre all’assemblea del 26 novembre per la nascita della banca unica una modifica del regolamento del prestito: l’integrale conversione potrebbe avere un impatto significativo sul core tier 1 riducendo di parecchio le necessità di capitale. Le iniezioni supplementari sono preliminari e indicative precisano le quattro banche, dopo la nota riepilogativa di Bankitalia. Le misure dell’Eba «per rafforzare la posizione di capitale patrimoniale» devono prevedere «la costituzione di un buffer di capitale temporaneo per far fronte al rischio sovrano date le attuali condizioni di mercato». Il buffer aggiuntivo «consentirà di resistere a una serie di shock mantenendo un’adeguata posizione patrimoniale». L’esercizio dell’Eba sui colossi italiani è stato fatto sulla base delle semestrali 2011, «ma tenendo conto delle variazioni di valore delle esposizioni verso gli emittenti sovrani registrate fino a settembre».

Contabilizzando le differenze dei titoli sovrani europei, le banche francesi e tedesche sono risultate avvantaggiate avendo un portafoglio zeppo di oat (bond transalpini) e bund e possono compensare le plusvalenze dei titoli dei due paesi dell’Europa centrale con le perdite cospicue del debito ellenico. Bankitalia spiega che il «fabbisogno effettivo di capitale per coprire il buffer sarà comunicato dall’Eba in novembre». Gli istituti dovranno inviare entro fine anno alle rispettive Autorità di Vigilanza «piani con precise indicazioni sulle azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo di capitale». I target di core tier 1 dovranno essere raggiunti evitando una riduzione degli attivi tra cui anche i prestiti a imprese e famiglie. Per questo, «ci si attende che le banche limitino la distribuzione di dividendi e di bonus». L’obiettivo del rafforzamento patrimoniale dovrà essere coperto «da capitale della migliore qualità». Si potrà ricorrere a «strumenti di contingent capital di nuova emissione sottoscritti da privati».

Nella mappa europea dell’Eba, l’Italia è il terzo paese per richieste di adeguamento patrimoniale, alle spalle di Grecia (30 miliardi) e Spagna (26,1). Porta il fiore all’occhiello di Intesa Sanpaolo che nel campione nazionale, è l’unico che «non presenta un fabbisogno di ulteriore capitale». A giugno aveva un core tier1 del 10,2% che scende al 10%. Contabilizzando il nuovo buffer secondo i principi Eba dell’esposizione ai rischi sovrani valutati al 30 settembre, il core tier1 risulterebbe al 9,2%, quindi più alto del tetto del 9%. La cifra dell’Eba ««non ci sorprende» commenta Federico Ghizzoni ad di Unicredit, «sono 7,3 miliardi, però senza considerare i cashes, è quindi gestibile. I nostri piani non cambiano rispetto al piano industriale e a tutto il resto». Molto dura la reazione di Gabriello Mancini, presidente della fondazione Mps: «Decisioni di questo genere mettono a rischio la ripresa economica e la tenuta sociale dell’Europa e penalizzino oltre misura le banche che hanno in questi tempi difficili continuato a fare credito a famiglie, imprese e pubblica amministrazione». © Rosario Dimito

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