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Aumento dell’Iva dal 21 al 23% da ottobre

Vittorio Grilli

Vittorio Grilli

La tagliola Iva è pronta a scattare. Il doppio rialzo delle aliquote è atteso per ottobre. La conferma arrivata dal viceministro all’economia, Vittorio Grilli ha scatenato il putiferio. Consumatori e agricoltori sono già sul piede di guerra. E fanno due conti in tasca agli italiani. Risultato: si troveranno a fronteggiare un vero e proprio salasso. Oltre 400 euro in più di spesa a famiglia. E non c’è al momento nessun tesoretto per abbassare le tasse sui redditi (almeno i più bassi) e quindi in parte sterilizzare l’aumento. La norma inserita nel Salva-Italia è quella che consentirà di mettere a segno il pareggio di bilancio e prevede che dal primo ottobre 2012 è disposto l’incremento di due punti percentuali dell’aliquota ridotta e dell’aliquota ordinaria Iva che saliranno, rispettivamente, al 12% (dall’attuale 10%) e al 23% (dopo l’aumento al 21% già in vigore)». Ma appena il mese scorso il premier Mario Monti rassicurava: «È possibile» che a settembre l’Iva non aumenti: le clausole di salvaguardia erano dei buchi nei quali si poteva andare a cadere. E una parte della durezza del decreto era dedicata a evitarlo».

Il problema era insomma garantire la tenuta del percorso di rientro del deficit ed evitare (come previsto dal precedente Governo) di mettere mano ad una sforbiciata indistinta alle detrazioni fiscali (la precedente clausola di salvaguardia). Ma l’intenzione espressa da Monti e da molti del governo e del Parlamento era comunque di evitare l’aumento dell’Iva. Ma ora Grilli taglia corto e conferma che lo scatto in avanti ci sarà. Nessun piano b da percorrere allo stato viene indicato dall’esecutivo. Scatta così l’allarme generale. Perchè è chiaro l’impatto che questa misura avrà sui portafogli, dunque sui consumi e sulle possibilità di ripresa. Il Codacons calcola che l’aumento dell’Iva dal 21 al 23% significherà una stangata per la famiglia media da 2,5 componenti di 352 euro annui e di 418 euro per una famiglia di 3 persone. Insomma una «scelta sciagurata», afferma il Codacons. Anche nel Pdl storcono il naso: «ci stupiamo delle parole di Grilli – dice l’ex sottosegretario all’economia, Casero – L’aumento porterà ad un ulteriore incremento dell’inflazione e comunque ad un aumento della pressione fiscale». Condivide il vicepresidente della Camera, Lupi (Pdl). Per la Lega Massimo Fugatti spiega: «L’aumento ricadrà ancora una volta sui cittadini e sugli acquisti, che subiranno una nuova contrazione dilatando il periodo recessivo».

Molto arrabbiati anche i rappresentanti degli esercenti: «Con un Paese in recessione e i consumi in stallo, – dice Confesercenti – l’ulteriore aumento allontanerà sempre di più la crescita gelando di nuovo i consumi». E secondo Confcommercio l’aumento al 23%, in particolare, comporterà «non solo la riduzione del volume dei consumi, il cui profilo evolutivo appare già molto negativo, ma ridurranno anche il potere d’acquisto, i redditi percepiti e la ricchezza messa da parte dalle famiglie». Per capire bene di cosa si tratta basti pensare che l’aumento scatterà – spiega Coldiretti – (dal 21 al 23%) per prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12% sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero. Rincara Federalimentare: «L’aumento sarà una mazzata per i consumatori perchè vale 3 miliardi di euro». © Alessandra Chello

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