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Vinitaly 2012, il Global warming altera i vini

Vinitaly 2012

Vinitaly 2012

Flavio Tosi è orgoglioso del successo di Vinitaly 2012, nonostante il traffico impazzito intorno alla Fiera. Il sindaco di Verona non smentisce il legame con il suo territorio: quando apre il frigo, confessa che non possono mancare gli affettati veneti e il formaggio fresco. «Non cucino, perché non ho tempo, anche se mi piacerebbe. La mia cantina però è ben fornita, soprattutto di rossi veronesi. Non mancano anche i bianchi, e con quelli mi spingo fino al Trentino-Alto Adige, devo dire». Qualche veronese si fa fotografare accanto al primo cittadino, lui sorride e commenta: «Visto che bella Fiera, altro che Milano. Qui brinda volentieri con il vino italiano perché la Fiera è vicino al centro, in una città meravigliosa come Verona. Cambiare la data del Vinitaly è stato un esperimento coraggioso e riuscito».

Se al Vinitaly si brinda agli ottimi numeri del nostro export, tra gli stand della Fiera di Verona, strapieni di visitatori, serpeggia una nuova preoccupazione: il «global warming» sta cambiando la viticoltura e gli stessi vini. L’allarme clima, come ha spiegato anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, incide sui prodotti del «made in Italy» non soltanto nelle vigne, ma anche nei bicchieri. «Si rischia il degrado dei nostri suoli – ha detto il ministro intervendo al convegno organizzato dalla Coldiretti – : il governo intende varare un piano di protezione ambientale che tuteli anche il paesaggio agricolo, compresi i vigneti». I dati presentati all’incontro, con la presenza anche degli esperti di Greenpeace e dell’associazione delle Città del vino, lo dimostrano: in questi ultimi trent’anni l’innalzamento della temperatura ha portato a un aumento del grado alcolico dei vini. In Alsazia il Riesling è più «forte» di due gradi alcolici e mezzo, in California la Napa Valley ha prodotto Cabernet-Sauvigno e Chardonnay con 2,3 gradi in più, in Italia la Barbera ha modificato i suoi disciplinari, passando per quella «base» da 11,5 a 12 gradi e per la «superiore» da 12 a 12,5 gradi. Anche l’Aglianico del Vulture si è innalzato di mezzo grado.

La Confagricoltura ha organizzato delle degustazioni «identitarie», qui al Vinitaly, dedicate ai vini di collina, di mare e dei vulcani, perché – spiega il presidente Mario Guidi – «sono queste le caratteristiche che saranno sempre riconoscibili delle nostre cantine: il futuro è sempre più nella valorizzazione del territorio». Il caldo spinge le viti verso le montagne, a maggiori altitudini, in cerca di refrigerio dall’eccessiva calura che non consente – per esempio – di spumantizzare al meglio le uve Pinot e Chardonnay per una carenza di acidità, e porta a uno slittamento dei limiti settentrionali della viticoltura enologica. In Val d’Aosta si produce il Blanc de Morgex et de La Salle Dop a un’altitudine di 1200 metri, nei vigneti più alti d’Europa, mentre perfino in Svezia e in Gran Bretagna è incominciata la produzione della vite. Ci sono anche conseguenze positive, per gli amanti del buon vino. I grandi rossi sono migliori, grazie a vendemmie mediamente più «felici». Lo spiega Giovanni Minetti, direttore generale della Casa E. di Mirafiore & Fontanafredda (di proprietà di Oscar Farinetti, patron di Eataly): «Questo aumento del clima nella zona del Barolo è positivo, perché se fino agli Anni 80 c’erano soltanto tre vendemmie buone su 10, dagli Anni 90 in poi la tendenza si è invertita, ci sono sette millesimi ottimi su dieci». Lo confermano anche alla Masi, storica azienda del Valpolicella, a pochi chilometri da Verona: «Abbiamo assegnato le cinque stelle al nostro Amarone – dice Sandro Boscaini, presidente della cantina, da sei generazioni della stessa famiglia – per ben due volte nel nuovo millennio, per il 2006 e il 2007. Non era mai successo per due annate consecutive. In precedenza le etichette superiori sono state quelle del 1988, del 1995 e 1998». Se si riescono a evitare i danni di siccità e alluvioni, la sentenza degli esperti è chiara: con il caldo globale i vini bianchi dovranno trovare acidità con nuove tecniche di vinificazione, mentre i grandi rossi non possono che migliorare. Ci si abituerà, come in Sicilia, alla vendemmia prima di Ferragosto. © Gigi Padovani

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