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Servizio Pubblico, puntata contro la casta

Michele Santoro in Servizio Pubblico

Michele Santoro in Servizio Pubblico

«Caro Biagi, caro Montanelli, bisogna fare la rivoluzione e questa è la nostra piccola rivoluzione». Michele Santoro ha aperto così, ieri sera dagli studi di Cinecittà di Roma, la prima puntata di Servizio Pubblico, una trasmissione senza precedenti nella storia della televisione italiana. Cacciato dalla Rai, Santoro, assieme allo staff di Annozero quasi al completo, sta cercando di dimostrare che si può fare tv senza network nazionali. Se ci è riuscito, se la rivoluzione è davvero in atto, lo scopriremo soltanto oggi, con la diffusione dei dati sull’audience. Dopo gli esperimenti di Raiperunanotte e Tutti in Piedi, Servizio Pubblico (sovvenzionata, oltre che dalla vendita degli spazi pubblicitari, da oltre 100 mila persone che hanno versato 10 euro a testa), è andata in onda in diretta su una piattaforma multi canale che unisce digitale terrestre (una ventina di tv locali che in tutto versano 110mila euro a puntata), il satellite e una miriade di siti web. Una spinta è arrivata anche da Facebook: 120mila contatti solo da lì. «Daremo uno schiaffo al potere» aveva detto Santoro alla vigilia di questa prima puntata intitolata «Licenziare la Casta». E lo schiaffo è arrivato. «Non sono un guru – ha ribadito il giornalista a inizio puntata – voglio solo fare televisione senza che i padroni decidano cosa possiamo e cosa non possiamo dire».

Studio essenziale, regia virtuosa con un montaggio di 4/5 servizi che si intrecciano e raccontano storie diverse contemporanemente, la solida presenza in studio delle «colonne» Vauro e Travaglio: il prodotto televisivo che ne esce è convincente e di qualità. Stona, ma solo perché il pubblico ormai non è più abituato, l’assenza di urla, di un dibattito accesso e rovente come era usuale su Rai Due. La trasmissione ha seguito un percorso lineare, senza scossoni, con molto spazio ai contenuti, ai servizi, ai commenti. Di contraddittorio neanche l’ombra e l’assenza in studio di qualche «nemico» di Santoro, obiettivamente, ha un po’ annoiato. Ieri sera non c’erano direttori di rete da assecondare o politici da non fare arrabbiare. Santoro s’è costruito la sua tv, con il suo pubblico e il suo team. E ha fatto, per la prima volta, tutto di testa sua. Libero.

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