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R.E.M., la banda si scioglie dopo 31 anni

R.E.M.

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Bisogna saper scegliere in tempo, cantava Guccini, e i Rem hanno capito che, dopo aver brillato a cavallo di vecchio e nuovo millennio, quel tempo era arrivato. «Abbiamo costruito qualcosa di straordinario, ma tutto ha una fine. E noi abbiamo deciso di chiudere a modo nostro», ha annunciato ieri Michael Stipe sul sito del gruppo. Dal 5 aprile 1980 ad oggi la band di Athens ha dato un nuovo senso al rock con brani come «Losing my religion», «It’s the end of the world », «Shiny happy people»… ed ha venduto 80 milioni di dischi. «Abbandoniamo le scene con un grande senso di gratitudine, di realizzazione e di stupore per tutto quello che abbiamo realizzato», spiegano i tre. «Un saggio una volta disse che la cosa più importante quando si va a una festa è sapere quando è il momento di andare via», continua Stipe. «Siamo sempre stati una band nel senso più vero del termine. Fratelli che si vogliono bene e si rispettano. E abbiamo preso questa decisione insieme, consensualmente, senza avvocati o disarmonie. Era il momento giusto», continua (il bassista Mike Mills, in sintonia con il chitarrista Peter Buck. «Everyboy hurts», tutti soffrono, è il pezzo scelto dai fans per commentare l’addio del gruppo, che vanta una discografia che inizia con «Chronic town» (1981) e prosegue con «Murmur» (’83), «Reckoning», «Fables of the reconstruction», «Life’s rich pageant», per arrivare all’acclamato «Out of time» (’91), sino a «Automatic for the people», «Monster», «New adventures in hi-fi», «Accelerate» (2008) e l’ultimo «Collapse into now» (2011). © r.s.