Un cast completamente internazionale, senza un solo protagonista dello Stivale: «E per questo non sarebbe un film italiano? Il film è italiano perché io, lo sceneggiatore, i produttori e la troupe lo siamo». Anche se dell’Italia, già raccontata dal suo Andreotti ne Il Divo, Sorrentino non ha voglia di parlare: «Dopo un film così immerso nell’indecifrabile complessità dei fatti italiani, avevo bisogno di staccare. This must be the place per me è stato una lussuosa vacanza». Che potrebbe non finire qua: «Non so dove girerò il prossimo film: io credo che l’Italia sia ricca di storie e che il nostro cinema col tempo tornerà importante. Ma forse, adesso, non ha ancora gli strumenti per farlo».
Premio Oscar 2011, Sorrentino con Sean Penn
notizia del giorno: 7 ottobre, 2011 - ore: 15:04
Una nomination all’Oscar, Paolo Sorrentino, l’ha già portata a casa. Ma era il 2010, l’anno di Avatar, e l’Italia aveva versato troppe lacrime per la mancata candidatura di Tornatore per accorgersi che Il Divo, di Sorrentino, era entrato invece in cinquina per il migliore make up. Ora che torna al cinema con il suo film più americano, This must be the place, il regista rischia seriamente di rientrare in concorso con i big. Passando, stavolta, dalla porta principale: «Il distributore americano punta molto sul film – ha detto il produttore Nicola Giuliano – e ha già stanziato una cifra per la campagna dell’Oscar. A dicembre sapremo cosa accadrà». Nel frattempo, dopo un passaggio allo scorso Festival di Cannes, il film arriva in Italia dal 14 ottobre portando sullo schermo una serie di celebrità internazionali: dalla figlia di Bono Vox, Eve Hewson, per Sorrentino «una ragazza già adulta, matura, con un futuro da attrice», il cantante dei Talking Heads David Byrne (da una sua canzone il titolo del film), e soprattutto il premio Oscar Sean Penn, protagonista assoluto nei panni di una rockstar depressa alla ricerca dell’assassino del padre. «Avevo conosciuto Penn a Cannes e quando gli ho mandato il soggetto credevo che avrei aspettato mesi per ricevere una risposta – ha detto Sorrentino – e invece, dopo 24 ore, ero al telefono con lui».
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