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È morto Christopher Hitchens, l’ateo irriverente

Christopher Hitchens

Christopher Hitchens

Quando un intervistatore televisivo, nel 2007, gli ripropose l’ipotesi di un Dio «che tutto vede», Christopher Hitchens rispose sprezzante: «Sarebbe come vivere nella Corea del Nord». Con la battuta Hitchens – celebre giornalista e saggista britannico morto giovedì notte a Houston, Texas, per le complicazioni di un tumore all’esofago – non solo esprimeva il proprio ateismo militante – tema di uno dei suoi libri più noti, Dio non è grande, Come la religione avvelena ogni cosa (pubblicato in Italia da Einaudi) – ma indicava le coincidenze, per lui indubbie, tra religioni e totalitarismi. Coincidenze che lo avevano indotto a temere a tal punto la nuova jihad islamica da spingerlo a parteggiare per l’intervento americano in Afghanistan e in Iraq. Così lui, intellettuale irriverente verso ogni establishment religioso e politico, sbeffeggiatore di monarchi, presidenti e papi, critico dell’«imperialismo americano» dagli anni del Vietnam, si ritrovò, tra lo sconcerto di numerosi amici e lettori, schierato al fianco di George W. Bush, un presidente affetto da manie religiose, già giudicato da Hitchens quanto di peggio potesse capitare per la libertà in America e in Occidente. Nella sua giovinezza inglese Hitchens – nato a Portsmouth nel 1949 – aveva conciliato studi brillanti, inclinazioni da viveur e una fede rivoluzionaria trotskista. Poi, guardandosi intorno e andando in giro come reporter nelle zone calde del mondo, aveva ripudiato il comunismo e aveva scelto come guide i filosofi atei del 700, Thomas Paine e Thomas Jefferson, i più radicali padri della patria americani, e George Orwell al quale dedicò il libro La vittoria di Orwell (Scheiwiller). Nel 1981 Hitchens si era trasferito negli Stati Uniti, dove lavorava per testate prestigiose come The Nation, Vanity Fair, la rivista on line Slate, il Wall Street Journal. La sua indipendenza di giudizio lo metteva spesso in attrito anche con lo schieramento liberal. Tra i suoi amici più fedeli gli scrittori Salman Rushdie e Martin Amis, quest’ultimo fa un ritratto di Hitchens nell’autobiografia Esperienza (Einaudi). Hitchens criticò ferocemente Madre Teresa di Calcutta nel libro la Posizione della missionaria (Minimum Fax). In America aveva bersagliato Reagan e il perfido Kissinger, ma non risparmiava i presidenti ritenuti progressisti: considerava Kennedy un pericoloso bamboccione al quale la morte precoce aveva donato un aura immeritata da eroe della democrazia, non giudicava molto migliori Bill Clinton e sua moglie Hillary. © Salvo Vitrano

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