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Amy Winehouse è morta stroncata da alcol e droghe

Amy Winehouse

Amy Winehouse

E’ morta ieri a Londra a ventisette anni Amy Winehouse, la più grande voce del rock blues (ma le definizioni con i veri artisti valgono fino a un certo punto) contemporaneo. Una morte causata da un cocktail di alcol e farmaci o da un’overdose di droga. Una morte tanto prematura quanto paradossalmente attesa. I bookmaker inglesi, è noto, accettano quando non incentivano scommesse su tutto e tutti. Anche sul decesso dei personaggi celebri «a rischio» per età avanzata o vita dissoluta. E non si guadagnava molto a pronosticare una brutta fine alla Winehouse, forse il più fulgido esempio contemporaneo del binomio genio e sregolatezza. E la cantante, la straordinaria interprete di canzoni indimenticabili, non ha tradito questi beceri fan come invece negli ultimi anni ha tradito regolarmente i suoi ammiratori, presentandosi in scena non in condizione di tenere il concerto promesso. O addirittura non presentandosi, come la settimana scorsa a Lucca, attesissima data italiana. Ora per Amy la musica è davvero finita. E’ stata trovata in fin di vita ieri pomeriggio nella sua casa di Londra. Quando i paramedici sono arrivati in casa della cantante «lei era al di là di ogni possibile aiuto», hanno riferito i poliziotti. Al momento non vi sono conferme ufficiali sulle cause della morte. Tuttavia fonti citate sui media britannici affermano che è deceduta in seguito ad una overdose di droga. Amy Winehouse era nota anche per l’abuso di alcool e farmaci e recentemente si era sottoposta ad un programma di disintossicazione dall’alcool a Londra. Ai suoi problemi aveva dedicato anche una canzone, «Rehab» (recupero), un titolo che per lei non è stato un programma.

Gli amici dell’artista temevano che si «stesse uccidendo con l’alcol», scrive il Daily Telegraph sul sito online. «Quando beve è totalmente fuori controllo. Amy è sempre fuori controllo per la vodka: almeno tre volte la settimana era ubriaca da perdere i sensi», ha detto un amico ai giornalisti. I segnali che la crisi di Amy era inarrestabile, sempre più forte, con ricadute sempre più frequenti, si andavano moltiplicando. La cantante aveva cancellato il suo tour europeo dopo una disastrosa performance a Belgrado, dove era inciampata sul palco ed era apparsa assente. La Winehouse si è fatta vedere in pubblico l’ultima volta mercoledì scorso, all’iTunes festival a Londra, accanto alla figlioccia 14enne Dionne Bromfield che l’aveva sostenuta in alcuni passi di danza.

Attorno alla residenza della cantante in Camden Square si è radunata ieri sera una folla di amici e ammiratori. Fiori, orsacchiotti e candele sono stati lasciati dai fan sotto al nastro giallo della polizia che blocca l’accesso alla casa di Amy. Un biglietto dice: «Non ti dimenticheremo. Ti amiamo e ti continueremo ad amare. La tua leggenda continua». «Tutte le persone vicine a Amy sono sotto shock, devastate. I nostri pensieri sono con la famiglia e gli amici. La famiglia farà una dichiarazione quando sarà pronta», ha detto un portavoce della Winehouse. Il padre di Amy, Mitch, è stato informato della morte della figlia e ieri sera cercava un volo per rientrare da New York dove doveva partecipare a un festival jazz. Già ieri sera doveva suonare al Blue Note di New York. Un messaggio è stato affisso sul sito del club di Greenwich Village: «Con tristezza annunciamo che la performance di Mitch Winehouse il 25 luglio è cancellata per la morte inattesa di sua figlia Amy».

Nel mondo globale di internet la notizia si è diffusa con grande rapidità. «Rest in peace» (riposa in pace): così, con queste parole, migliaia di fan hanno scelto di salutare Amy su Facebook. Su Twitter, tra i primi a commentare c’è stata la cantante e attrice Kelly Osbourne: «Non riesco a respirare, piango troppo, ho perso una delle mie migliori amiche. Ti amo per sempre Amy e non dimenticherò mai come eri veramente». Pensieri di affetto per la Winehouse e la famiglia arrivano anche da Jessica Alba, Milla Jovovich, Emma Bunton (ex Spice Girl). Mick Hucknall, ex leader dei Simply Red la ricorda come «la più grande cantante che la Gran Bretagna abbia mai prodotto da molto molto tempo. Un così tragico spreco… le dedicherò una canzone stasera».

Amy è morta a ventisette anni(28 li avrebbe compiuti a settembre), l’età degli «angeli maledetti» – come ha ricordato Danny De Vito – la stessa di Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin. E per un mondo legato a cabale, superstizioni e riti come quello del rock – un mondo che discute ancora se Elvis sia davvero morto e se Paul Mc Cartney sia dai tempi di Sergent Pepper solo un sosia – la circostanza ha un grande significato e contribuirà ad accrescere il culto per un’artista comunque bravissima al di là delle leggende. di Alberto Guarnieri

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