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Terremoto in Emilia-Romagna, i morti sono 17

Terremoto in Emilia-Romagna

Terremoto in Emilia-Romagna

Diciasette morti, 350 feriti e oltre 14 mila sfollati. È pesante bilancio del terremoto in Emilia-Romagna, di magnitudo 5.8, che ieri mattina alle 9 ha nuovamente devastato l’Emilia dopo quello del 20 maggio, stavolta con epicentro tra Mirandola e Medolla in provincia di Modena. E ieri alle 13 un’altra scossa ha raggiunto quota 5.1 della scala Richter. In serata sessanta scosse mentre una donna è stata estratta viva dalle macerie. La donna era rientrata in casa per recuperare alcuni abiti, dopo la prima violenta scossa delle 9. Si è salvata per miracolo, grazie alla spalliera del letto. È rimasta vittima di una premura: era infatti rientrata in casa, in un palazzo di quattro piani via Primo Maggio, nel centro storico distrutto di Cavezzo, per recuperare alcuni indumenti dopo la prima violenta scossa. Poi il crollo che l’ha travolta. Il palazzo si è interamente sbriciolato. La donna si è salvata perché protetta dalla spalliera del letto. Le sue condizioni di salute sono apparse buone, ma è stata trasportata in ospedale per accertamenti a Modena. Il Consiglio dei ministri oggi ha approvato l’aumento della benzina di 2 centesima per finanziare gli aiuti alle vittime del sisma “fino al 31 dicembre 2012″ è quanto ha annunciato il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, nel corso del question time. Una nuova scossa di terremoto è stata registrata dall’Ingv alle ore 14:01 con magnitudo 3.2 della scala Richter, i comuni prossimi all’epicentro sono Mirandola, Medolla, e San Possidonio.

Elenco vittime. La Regione Emilia Romagna ha reso noto la lista con i nomi delle 17 persone morte nell’ultimo terremoto. Mauro Mantovani morto a Mirandola; Iva Contini, Daniela Salvioli ed Enzo Borghi a Cavezzo; Sergio Cobellini a Concordia; Gianni Bignardi, Kuman Pawan e Mohamed Azarg a San Felice; Paolo Siclari, Giordano Visconti, Biagio Santucci e Matteo Serra a Medolla; Li Hongli Zhou, Enea Grilli, Eddy Borghi e Vincenzo Iacono a Mirandola; Don Ivan Martini a Rovereto di Novi.

Telefono Azzurro. Bambini e adolescenti travolti dal trauma: la perdita della casa, delle proprie abitudini, nei casi più gravi un lutto che colpisce la propria famiglia o un amico. Telefono Azzurro ha predisposto un team d’emergenza. Una squadra di psicologi e esperti dell’Associazione raggiungerà, nelle prossime ore, le zone colpite dal sisma per coordinarsi con i volontari. Inoltre, è sempre a disposizione dei bambini e dei loro genitori l’assistenza telefonica attraverso le linee d’ascolto che rispondono al 19696 – per i bambini – e al 199151515, per gli adolescenti e gli adulti. Sul sito di Telefono Azzurro un prontuario di emergenza per gestire il trauma.

Un altro terremoto. Nessun assestamento, è stato un altro vero terremoto. Alle nove in punto, secondo più secondo meno, la prima scossa: di magnitudo 5,8, con epicentro tra Carpi, Medolla e Mirandola, tutte cittadine in provincia di Modena, a una profondità ridotta, compresa tra i 5 e i 10 chilometri sotto il suolo. Alle 10.24 e alle 11.50, due repliche più leggere e poi, alle 12.56, un altro colpo terribile, 5,3 della scala Richter, lunghissimo, tanto da essere rilevato in tre differenti scosse, mentre ancora si stavano organizzando i soccorsi.
Alle 16.39 l’ultimo importante rilievo di un giorno infinito: 3,9 di magnitudo, per fortuna più profonda delle altre, a 20,6 chilometri sotto terra, con epicentro spostato a Nord Ovest. Per capire davvero l’inferno che le popolazioni stanno vivendo, bastano queste cifre: 70 scosse dalla mezzanotte di martedì e 800 scosse da quando il calvario è iniziato.

La nuova faglia. La rottura di questa nuova faglia, che potrebbe essersi aperta sul margine occidentale del terremoto del 20 maggio, ha portato sedici morti e un disperso, almeno secondo il bollettino diffuso dalla Protezione civile intorno alle nove si sera, ventitré vittime accertate se consideriamo anche quelle delle prime scosse. E più di trecento feriti di cui dodici gravi, e quattordicimila sfollati, perché seimila erano già nelle tendopoli. E il crudele ripetersi delle storie: otto di questi quindici morti erano lavoratori, gente sorpresa in fabbrica dalla furia del sisma, proprio come la prima volta, gente tornata a lavorare dopo ripetute verifiche sulla staticità.

Morti in fabbrica. Tre morti alla Meta di San Felice sul Panaro -due lavoratori immigrati e un ingegnere che stava lì proprio per dei controlli; altri tre morti alla Bbg di Mirandola, che aveva ripreso l’attività solo da 24 ore, dopo altri controlli sull’effettiva agibilità del capannone. Un cadavere estratto dalla macerie della Haemotronics a Medolla, e altri tre lavoratori dispersi, forse sono ancora lì sotto. E a Cavezzo, nel crollo di un mobilificio, è morta una donna. Otto storie di sacrifici e di lavoro che faranno il giro del mondo. Farà il giro del mondo anche la storia di don Ivan Martini, 65 anni, morto sotto il peso di un macigno, mentre stava cercando di recuperare una statua della Madonna nella sua Chiesa, Santa Caterina, a Novi di Mantova. Era attorniato dai vigili del fuoco, ma non hanno avuto il tempo di salvarlo.

La Storia sfregiata. Come il mondo piangerà davanti alle immagini della Storia che è venuta giù. A Mantova, nella bellissima Mantova, è crollata la cupola del campanile della Chiesa Palatina di Santa Barbara, a Palazzo Ducale. A Finale Emilia, sotto i colpi delle scosse, ha ceduto la Rocca Estense, il simbolo della cittadina, già danneggiata dal terremoto del 20 maggio. Il Duomo e la Chiesa di San Francesco, a Mirandola, neppure quelli ce l’hanno fatta. E a Cento, nel Ferrarese, è rimasto danneggiato il teatro. Se c’è un cuore di questo dolore, questo è Cavezzo, in provincia di Modena, a pochi chilometri da Medolla. Si sono inseguiti messaggi e messaggi su twitter: «Tre quarti del paese è crollato ». Eppoi i nomi che purtroppo conoscevamo: le nuove scosse hanno infierito su paesi già devastati come Finale Emilia, appunto, e San Felice sul Panaro.

Gli sfollati. «Dobbiamo riazzerare le lancette» ha drammaticamente annunciato il capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Come per dire: si ricomincia daccapo, tutto quello che in questi nove giorni è stato fatto, a questo punto non serve a nulla o a poco. Anche gli esperti l’hanno capito e ora quasi in coro avvertono: «Non è ancora finita». E lo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ammette: «Si temono repliche». Sono stati annunciati in serata quattromila nuovi posti per gli sfollati, allestiti a tempo di record. Si stanno mobilitando le altre regioni: nelle prossime ore saranno attrezzati cinque nuovi campi per altri 1.250 posti. A Crevalcore due treni speciali con cuccette e posti lette sono stati prepararti per 450 sfollati. Una nuova tendopoli per 1.300 sfollati sta sorgendo a Moglia, nel Mantovano, e altre nei comuni vicini, per altri 1.500 posti ancora. E dall’Abruzzo colpito dal sisma di tre anni fa si sta muovendo una colonna mobile di aiuti, che è più di un abbraccio.

Paura a Milano. Panico nelle scuole di Firenze, evacuato il palazzo regionale ad Aosta, chiusi scuole e uffici a Genova e nel Levante Ligure. Ma Milano soprattutto ha sofferto. Dopo la prima scossa, a scopo precauzionale, è stato perfino interrotta la metropolitana, solo per pochi minuti. Sono state evacuate otto scuole e insieme alle scuole gli uffici comunali di Palazzo Marino e della Tesoreria, quelli regionali del Pirellone e la Fiera di Rho, e la stessa Accademia di Brera. Non ci sono cambiamenti, invece, nella programma della visita di Benedetto XVI a Milano, prevista da venerdì a domenica prossimi.

Disagi sui treni. Sulla rete ferroviaria nazionale è stata decisa l’interruzione della linea Bologna-Verona e i rallentamenti di diverse altre tratta: Milano Bologna la più importante e poi Padova-Bologna e Verona-Mantova-Modena. I passeggeri lamentano «forti ritardi e nessuna informazione», ma Trenitalia assicura che si sta tornando velocemente alla normalità. Un cavalcavia è stato chiuso sulla A22 tra Moglia e Gonzaga. I cellulari sono andati ovunque e ovviamente subito in tilt, in un’area molto più ampia di quella del terremoto, con la rete sovraccarica per i tentativi di chiamate nei momenti più difficili e un accavallarsi di appelli sulla Rete, del tipo «usate solo Internet» oppure «togliete le password alle reti wi-fi».

Amichevole annullata. Sempre sulla rete social network scatenati, attorno a una proposta soprattutto: «Annullate la parata militare del 2 giugno e usate quei soldi per la ricostruzione del terremoto». Intanto è stata già cancellata l’amichevole di calcio Italia-Lussemburgo in programma ieri sera a Parma. E l’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani ha comunicato l’annullamento della manifestazione in programma per domani a Venezia.

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