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Terremoti e alluvioni lo Stato non paga più i danni

Terremoto a L'Aquila

Terremoto a L'Aquila

Lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini nel caso che terremoti, alluvioni o altri disastri del genere danneggino le loro abitazioni. La norma è inserita nel decreto che riforma la Protezione civile, da ieri in Gazzetta ufficiale. Quindi da oggi, il cittadino che voglia ricostruire la propria casa o la propria azienda distrutta da una qualsivoglia catastrofe naturale, avrà una sola possibilità: quella di ricorrere a un’assicurazione volontaria.

Il decreto. Il decreto legge 59, che ha come scopo quello di riordinare l’intero sistema della Protezione civile (assegna, per esempio, maggiori poteri al capo del Dipartimento: è lui che potrà firmare direttamente le ordinanze; fino ad oggi serviva la firma del Presidente del Consiglio), rischia di rivelarsi un bel guaio per i cittadini. Il decreto fissa in 60 giorni (più una proroga di altri 40) dalla dichiarazione dello stato d’emergenza il periodo in cui lo Stato si fa carico di tutte le spese (i primi soccorsi, l’assistenza medica eccetera). Dal 101esimo giorno in poi niente più, interverrà solo l’amministrazione competente. Nel caso di un terremoto, poniamo L’Aquila, tutta la ricostruzione non contemplerà più, in nessuna maniera, l’intervento dello Stato. Lo Stato, questo è il succo, non è più in grado di fare fronte a questo tipo di spese.

L’assicurazione. Come farà allora il cittadino che si è visto distruggere la propria casa dalla furia di un terremoto per ricostruirsela? L’unica via è la «copertura assicurativa su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali». La norma stabilisce che «possono essere estese ai rischi derivanti» da calamità le polizze assicurative contro qualsiasi danno a fabbricati di privati. La legge tuttavia pone un problema di diseguaglianza tra cittadini che non sarà di facile soluzione: il cittadino di un paese della Sardegna, terra notoriamente asismica, pagherà poco per assicurare la sua abitazione dal rischio di un terremoto. Ma il cittadino di un paese che sta alle falde del Vesuvio quanto pagherà per assicurare la sua casa? Probabilmente cifre astronomiche, che neppure potrà permettersi. Ammesso e non concesso che esista una compagnia d’assicurazione che accetti di stipulargli una polizza. Il decreto stabilisce che entro 90 giorni Palazzo Chigi, di concerto con i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni e l’Isvap dovrà emanare un regolamento per disciplinare la materia. Si è ancora alle fasi di studio, quindi, per capire modalità e termini dell’avvio del regime assicurativo. Non sarà una cosa semplice. Una prima ipotesi ha previsto, per evitare le disparità tra cittadini, di arrivare all’assicurazione obbligatoria per tutti con un costo che, secondo le stime dei tecnici, dovrebbe essere di un centinaio di euro per ogni abitazione. Insomma siamo ancora lontani dalla soluzione. Il decreto prevede «un regime transitorio a fini sperimentali». Nel frattempo speriamo che non piova. © C. Mer.

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