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Succo di mela e benzina per avvelenare il marito

Succo di frutta

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Goffa nell’iniettare benzina in una confezione di succo di frutta, maldestra nel tentare di costringere il suo anziano compagno a berne il contenuto. Emula di Lucrezia Borgia, Annunziata Iannizzi, 45 anni di Mammola (RC), ha tentato invano per la seconda volta in due giorni di avvelenare Gino Falbo, un pensionato di Siderno, 35 anni più grande di lei, che si trovava ricoverato in ospedale a Locri. La sprovveduta avvelenatrice, però, non aveva fatto i conti col sistema di sorveglianza a circuito chiuso della struttura sanitaria e neppure con le prescrizioni dei medici del reparto geriatria che avevano vietato al paziente qualsiasi cibo e bevanda. L’ultimo tentativo di assassinare il suo compagno le è stato fatale. Lui era stato ricoverato all’ospedale di Locri per intossicazione, con sospetto di avvelenamento. Annunziata, infatti, la sera prima aveva tentato di ucciderlo con cocktail a base di farmaci tossici. E sabato mattina ci ha riprovato simulando un’affettuosa visita in ospedale. Prima di raggiungerlo, però, si è fermata al bar del nosocomio ed ha acquistato una confezione di succo di mela verde. Noncurante della presenza di una guardia giurata, si è seduta al bancone, ha aperto la borsa ed ha tirato fuori una siringa con dentro della benzina (verde, forse per assonanza al succo) che ha iniettato nel tetrapack. Ignara che tutta la scena fosse stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza, è andata poi nel reparto e si è avvicinata al suo compagno offrendogli insistentemente la bibita. L’ha baciato e accarezzato avvicinandogli alla bocca la cannuccia per fargli sorseggiare il succo venefico. Ma invano. Dopo la diagnosi di sospetto avvelenamento, i medici avevano disposto per il Falbo il digiuno totale. La donna, a quel punto ha tentato di fargli aprire la bocca per costringerlo a ingerire il contenuto della confezione. Ma allora sono intervenuti altri ricoverati e poi gli infermieri. Nel trambusto, Annunziata Iannizzi ha tentato la fuga, ma un carabiniere che stava assistendo un congiunto in una sala attigua, l’ha bloccata. Nella borsetta, la maldestra avvelenatrice, aveva una pistola giocattolo, modello 38 special. © Gianfranco Manfredi

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