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Spunta Amedeo Laboccetta e porta via il pc

Amedeo Laboccetta

Amedeo Laboccetta

Ricordate la casa monegasca di Giancarlo Tulliani? Vi suggerisce qualcosa il nome di James Walfenzao? E le isole caraibiche di Saint Marteen e Saint Lucia? Ebbene, è in quei nomi, in quei luoghi e in quegli intrecci datati 2010 – appena ieri, ma sembra un secolo – che è possibile ritrovare i protagonisti del giallo di ieri mattina e i fili dell’amicizia tra Amedeo Laboccetta, parlamentare napoletano del Pdl, e Francesco Corallo, figlio di quel tal Gaetano condannato per storie di mafia e collegato alla cosca di Nitto Santapaola, e sospettato (senza che mai siano state prodotte prove in tal senso) di mafiosità dalle autorità americane. Ieri mattina, dunque. La guardia di finanza fa irruzione nello studio romano di Corallo, a piazza di Spagna; per conto della Procura di Milano cerca atti e documenti relativi al contratto d’affari da 148 milioni di euro tra la Bpm e l’Atlantis Group. Meglio, tra la banca e la Atlantis/BetPlus, attiva nei giochi d’azzardo.

Walfenzao, broker di Miami fiduciario delle società caraibiche che avevano acquistato la casa di Montecarlo ereditata anni da Alleanza Nazionale, gestisce il 22 per cento delle azioni di Atlantis. All’epoca dell’affaire Tulliani (il cognato di Gianfranco Fini), si era anche ipotizzato che in realtà la proprietà della casa di rue Princesse Charlotte fosse riconducibile, attraverso il broker, proprio a Corallo. Il finanziamento della Bpm, scrive la Procura di Milano, «appare incomprensibile, sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio». Nel bel mezzo della perquisizione nell’ufficio arriva Amedeo Laboccetta, che fino al 2008 era stato procuratore speciale in Italia di Atlantis, la cui catena di comando, attraverso società off shore finisce nelle Antille. Si qualifica, mostra i documenti, fa rilevare la sua appartenenza alla Camera dei deputati, si allontana con un computer sostenendo che sia il suo e non di Francesco Corallo e quindi non sequestrabile. Corallo, dal canto suo, oppone l’immunità diplomatica, sostenendo di essere ambasciatore presso la Fao.

Il computer non è stato sequestrato, la guardia di finanza ha segnalato il fatto alla Procura di Milano, che sta valutando i profili di una eventuale denuncia per favoreggiamento, dai parlamentari del centrosinistra (Garavini e Barbato) è arrivata la richiesta di chiarimenti urgenti sulla vicenda e sui rapporti tra Corallo e Laboccetta. Il quale grida all’equivoco, affidando la sua versione alle agenzie: «Ero andato a trovare presso la sua abitazione in Piazza di Spagna in Roma l’amico Francesco Corallo. Una persona che frequento da oltre trent’anni, e nel momento in cui è giunta la Guardia di Finanza per una perquisizione, doverosamente sono andato via portando con me il mio computer». © Rosaria Capacchione

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