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Sequestro Ilva Taranto, scegliere la vita o la morte

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Continua l’agitazione per il sequestro dell’Ilva di Taranto, domani è previsto uno sciopero di 24 ore con corteo in città, in programma alla vigilia dell’appuntamento al Riesame. Ieri gli interrogatori di garanzia di Emilio e Nicola Riva e dei dirigenti, accolti in tribunale dagli applausi dei lavoratori. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si è espresso in merito ai rischi ambientali spiegando che i dati “sono quelli dei decenni passati, mentre è più difficile identificare una correlazione causa-effetto” ha espresso la sua contrarietà ai sigilli imposti dalla magistratura: “è un impianto strategico per la siderurgia in Italia e molto importante a livello internazionale. I competitori sono francesi e tedeschi. Io credo che queste considerazioni debbano essere tenute presenti”. Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, critica le affermazioni del titolare di via Cristoforo Colombo: “il ministro dell’Ambiente Clini faccia il ministro dell’Ambiente: invece di difendere le ragioni di un’industria fortemente inquinante e che provoca ‘malattia e morte’ si dedichi a al disastro ambientale e sanitario e di Taranto. E’ sconcertante che si provi ad accreditare la tesi che l’inquinamento e le risultanze della perizia epidemiologica della Procura siano legate al passato mentre tutti sanno perfettamente che i livelli di inquinamento continuano ad essere drammatici. Come si fa ad affermare che i veleni (come la diossina) emessi dalle ciminiere dell’Ilva sono diminuiti se ancora oggi non ci sono i monitoraggi in continuo delle emissioni?”. Seguono le critiche delle associazioni ambientaliste che hanno diramato un comunicato stampa in merito alle decisioni che devono intraprendere i giudici:

È arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficoltà delle loro scelte. Sappiamo che migliaia di lavoratori scenderanno in piazza con timori fondati e condivisibili. Vi sono, però, famiglie segnate da disperazione e malattie, da lunghe storie di sofferenza che non possono più essere nè ignorate, nè taciute. Senza dimenticare i tanti allevatori e mitilicoltori duramente colpiti dalle gravi conseguenze dell’inquinamento del nostro martoriato territorio. Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, perché incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti. Tale decisione non è stata presa sulla base di “indizi” ma di “prove” (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l’incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell’azienda. Prove schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalità. Non è più possibile tornare indietro e barattare la salute con il lavoro. I magistrati del Tribunale del Riesame dovrammo adesso scegliere fra la vita e la morte. L’ inquinamento a Taranto uccide almeno due persone al mese e, con esse, il futuro di una città intera. Il Tribunale del Riesame si troverà di fronte a una situazione immutata. Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla città sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto. Sarà obbligo del Governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze Ilva in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge. Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorerà per vivere, non più per morire! © Fabio Matacchiera – Fondo Antidiossina Taranto Onlus – Alessandro Marescotti – Peacelink

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