Sciopero dei tir, riprende la circolazione

Sciopero dei tir

Sciopero dei tir

Tir all’ultima fermata. Si è concluso a mezzanotte lo sciopero dei camionisti che ha paralizzato l’Italia per una settimana. Già ieri erano diminuiti i disagi e gli incidenti, era stata rimossa la maggior parte dei presìdi e la circolazione era tornata quasi alla normalità. E per favorire la ripresa delle attività produttive e il rifornimento delle merci su tutto il territorio nazionale è stato revocato il divieto di circolazione dei mezzi pesanti per domani domenica. Ma Trasporto Unito, la sigla che ha organizzato la protesta, avverte: «il governo ci ascolti altrimenti faremo un nuovo fermo a febbraio». Ieri erano ancora fermi gli stabilimenti Fiat di Mirafiori, Cassino, Sevel e Melfi. L’attività riprenderà lunedì. È il momento della conta dei danni. Federcoopesca-Confcooperative li quantifica in 25 milioni di euro per il settore pesca. Coldiretti parla di oltre 100mila tonnellate di frutta, verdura, fiori e latte buttati o rovinati, 200mila ore di lavoro perse nella raccolta, magazzinaggio e lavorazione dei prodotti e 200 milioni di euro di danni nella filiera agroalimentare, mentre i consumatori in una settimana hanno tagliato del 30% gli acquisti di frutta e verdura. Sul fronte presìdi, 95 persone sono state denunciate dai carabinieri per aver organizzato nel ragusano tra il 17 ed il 24 gennaio scorso, manifestazioni non autorizzate nell’ambito della protesta del Movimento dei forconi. A Gela sei dimostranti sono stati denunciati per sequestro di persona: avevano bloccato un autotrasportatore con il suo carico di carciofi destinato al mercato ortofrutticolo di Bari. Intanto, concessi gli arresti domiciliari a Jiuttakarin Weckerle, la camionista tedesca di 52 anni che tre giorni fa, alla guida di un tir, nel tentativo di superare il posto di blocco degli autotrasportatori ad Asti, ha travolto e ucciso Masssimo Crepaldi. Sulla protesta è intervenuto anche il segretario generale delle Cei, Mariano Crociata. C’è, ha detto, «da cogliere il disagio sociale di cui soffrono in particolare le regioni del sud»; bisogna «raccogliere l’espressione di questo disagio, ma ciò non legittima in alcun modo gli abusi che mettono in pericolo la vita della collettività e di tutti».

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