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Sciolta nell’acido, Comune si costituisce parte civile

Lea Garofalo

Lea Garofalo

Per la prima volta il Comune di Milano è parte civile in un processo per sequestro, omicidio e occultamento di cadavere che ruota intorno a vicende di ’ndrangheta. Il processo è quello sulla scomparsa della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, uccisa con un colpo di pistola nel novembre 2009 e poi sciolta nell’acido. A denunciarne la scomparsa era stato l’ex compagno, Carlo Cosco, arrestato un anno dopo con i presunti complici e ora accusato di averla ammazzata per farle pagare la decisione di testimoniare su una serie di omicidi. L’avvocato Maria Rosa Sala ha ottenuto la partecipazione del Comune al processo con riferimento alla attività di contrasto «alle infiltrazioni mafiose negli appalti e nel mondo imprenditoriale», anche se ai 6 imputati non è contestata l’aggravante della finalità mafiosa. Il sindaco, Giuliano Pisapia ha sottolineato «il danno provocato a Milano dalle infiltrazioni mafiose» sostenendo che «l’infiltrazione mafiosa nel territorio è «un’emergenza non solo criminale ma anche sociale e civile». Inoltre ritiene necessaria «la prossima istituzione della Commissione consiliare antimafia è un ulteriore segnale concreto dell’impegno dell’amministrazione per contrastare il crimine organizzato». Contro Cosco si è costituita parte civile anche la figlia avuta con la donna che avrebbe ucciso. Denise, 19 anni, tramite l’avvocato Vincenza Rando ha dichiarato di essere «un’orgogliosa testimone di giustizia, perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita».

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