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Omicidio Melania Rea, la telefonata di Parolisi

Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi

La telefonata è del 18 aprile 2011, ore 15.46. Melania sarebbe stata uccisa intorno alle 15.30. Salvatore Parolisi è nel bar «Il cacciatore» e chiede alla proprietaria di chiamare il 112. Cosa che la signora fa, mentre Parolisi si allontana. Su richiesta dei carabinieri, però, gli passano il telefono quasi per forza («parla con i carabinieri, è meglio») e lui risponde piangendo. Per la procura di Teramo sarebbe una messinscena. La telefonata è stata trasmessa da «La vita in diretta». Una conversazione quasi surreale, lunga oltre quattro minuti. Il caporalmaggiore prima lascia a lungo l’apparecchio alla proprietaria del bar, poi viene sollecitato a parlare direttamente con i carabinieri. Una conversazione che va avanti con difficoltà, con Parolisi che prima piange e poi si inerpica in dettagli marginali («Sono di Napoli…. Ho la convenzione Tim per l’esercito…») e racconti di quel pomeriggio vicino all’altalena con la piccola Vittoria che faceva qualche capriccio per non smettere di giocare.

«Mi ha detto, tanto faccio in un attimo, vado da sola. E questa adesso dov’è andata?» si domanda Parolisi. Un altro capitolo si aggiunge al giallo della morte truce di Melania Rea, 28 anni, la giovane di Somma Vesuviana massacrata ed abbandonata cadavere in un bosco. Nelle ultime 48 ore Parolisi si è dato un gran da fare per proclamare la sua innocenza ed il suo desiderio di riabbraciare la piccola Vittoria, che ora vive a Somma Vesuviana. Non gli crede Michele, fratello di Melania. Lo abbandona al giudizio dei magistrati ma, nel frattempo, gli dice tutta la sua disistima «come uomo». E dice, in un’altra intervista, stavolta a canale 5. «Una volta alla settimana Salvatore chiama i suoi. Anche a L. so che ha mandato una lettera. Non so come faccia a scrivere alla sua amante e non a sua figlia. Io l’ho sempre condannato per via dei tradimenti. Per me come uomo Salvatore non vale niente. Per quanto riguarda l’omicidio gli inquirenti ci diranno se c’entra».

E lui, intanto, scrive dalla cella (pure lui ad un’altra trasmissione tv). Salvatore Parolisi – che si firma detenuto innocente – dice: «Sono l’uomo al muro: niente mi è stato perdonato. Sono molto amareggiato per il fatto che devo vivere il carcere, soprattutto lontano da mia figlia Vittoria. Neanche un bacio, una carezza, sentire il suo profumo, ricordando anche mia moglie. Ma tante persone apriranno gli occhi per chiedere scusa».

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