Proprio mentre la notizia delle donna deceduta a Termini veniva derubricata come «morte naturale», nella Basilica di Santa Maria in Trastevere la Comunità di Sant’Egidio teneva ieri una cerimonia per ricordare i 32 senza fissa dimora morti per strada nella capitale e i 3 che hanno seguito la stessa sorte nel 2012. Nel corso della liturgia è stato ricordato il nome di ognuno dei 470 clochard deceduti negli ultimi anni. Un piccolo esercito, ognuno con una storia di emarginazione e dolore, un inverno del cuore.
Roberta Molina è la responsabile dell’Ostello della Caritas di Via Marsala. Spiega: «Abbiamo aperto anche il locale della mensa e messo le brandine nei corridoi perché i 180 posti che abbiamo non bastavano più. Non possiamo lasciare fuori chi viene. L’indicazione nel limite del possibile è accogliere tutti. Non chiediamo i documenti, in questi giorni la priorità è prestare soccorso. Grazie ai tanti volontari che non si stancano di darci una mano riusciamo a tenere aperta la nostra struttura 24 ore al giorno».
Fuori dal cancello di via Marsala arrivano ininterrottamente uno dopo l’altro a chiedere asilo. Qualcuno, come Filomena, si accontenta di una coperta e di un paio di scarpe. «Prima vivevo a San Lorenzo con i miei genitori, poi loro sono morti e sono rimasta senza casa lei, 49 anni, romana, racconta per 6 mesi ho vissuto in questo ostello, poi ho trovato un posto in un locale occupato. Resterò lì finché non mi cacceranno». Moglie e marito vivono in un camper, sotto un ponte a Cinecittà. Il freddo li ha spinti a bussare alla Caritas: «La notte si gela, potete darci vestiti pesanti?». © Claudio Marincola

