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Nelle scuole italiane si rischia la vita

Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini

Allarme dei geologi sulla sicurezza delle scuole italiane: ogni giorno ben nove milioni di persone tra studenti, docenti e personale scolastico mettono a rischio la propria incolumità solo varcando la soglia del cancello di scuola. Il 95% degli edifici scolastici infatti è stato costruito tra il 1900 e il 1990 e gli standard di sicurezza in molti casi non sono rispettati: il 57% delle strutture non ha il certificato di idoneità. L’analisi della situazione è stata fatta dal Consiglio nazionale dei geologi. Lo stato di pericolosità naturalmente aumenta per quelle scuole che si trovano in zone a rischio sismico e che sono il 34%. Le criticità maggiori riguardano gli edifici nati non come scuole ma con altre destinazioni. Sulle condizioni dell’istruzione e sui tagli cresce intanto la protesta da Nord a Sud. La scuola rischia letteralmente di crollare ma a farla tremare non sono solo le proteste degli studenti e dei docenti. Dagli esperti, arriva l’allarme per l’edilizia scolastica. I dati, forniti dal Consiglio Nazionale dei Geologi, sono da brivido: ogni giorno ben nove milioni di persone tra studenti, docenti e personale tecnico amministrativo mettono a rischio la propria incolumità solo varcando la soglia del cancello di scuola.

«Su oltre cinquantamila istituti presenti in Italia – ha spiegato Gian Vito Graziano, presidente dell’associazione dei geologi – il 95% è stato costruito tra il 1900 e il 1990. In particolare, il 46% di questi è stato realizzato tra il 1965 e il 1990. Si evince una totale carenza di sicurezza in merito agli attuali standard normativi sul rischio sismico, primi tra tutti i dettami delle nuove norme tecniche sulle costruzioni del 2008 e le varie circolari ministeriali successive». Per la sicurezza della stragrande maggioranza degli istituti scolastici ci sarebbe dunque un enorme vuoto temporale. Senza contare che, secondo i dati forniti dal Consiglio dei geologi, l’11% degli edifici scolastici sono nati originariamente con altre destinazioni d’uso. E il rischio maggiore riguarda proprio la possibilità di un terremoto: per i geologi sono allora fondamentali gli studi di microzonazione sismica nei Comuni, visto che il 57% delle scuole non possiede il certificato di idoneità statica e il 34% di queste si trova proprio in un’area sismica.

«Una spada di Damocle che incombe, in realtà, sul 90% degli edifici strategici – conclude Graziano – tra cui scuole ma anche uffici, ospedali e caserme: servono messe a norma e interventi strutturali». Un allarme che non trova riscontri, al momento, nel dicastero di viale Trastevere, costretto ad affrontare anche altre emergenze. Un vero e proprio terremoto sta arrivando dai 5000 docenti inidonei all’insegnamento: per scongiurare un declassamento a personale tecnico amministrativo, infatti, i Cobas venerdì saranno in presidio al Ministero della pubblica istruzione. La protesta vede sul piede di guerra non solo i docenti oggi impegnati nelle biblioteche ma anche i tanti precari ata che vedono l’assunzione sempre più lontana.

Inoltre, dati alla mano, a una settimana dall’avvio delle lezioni sono ancora tanti i supplenti e i docenti di sostegno nel caos: domani a Milano i precari rimasti senza cattedre saranno in sit-in al Provveditorato, stessi disagi anche a Palermo dove il calendario delle convocazioni andrà avanti fino a ottobre e in Campania, soprattutto a Salerno, dove i precari sono in agitazione permanente. In protesta anche i docenti di sostegno: a Torino le convocazioni, già effettuate all’inizio del mese, saranno esaminate ex novo mentre in Calabria l’associazione degli insegnanti di sostegno chiede altri 300 unità in deroga per Reggio Calabria.

Francesco Santimone, membro dell’esecutivo nazionale dell’Unione studenti. Cosa ne pensa dell’allarme sull’edilizia scolastica?
«Oggi anche i geologi confermano quello che l’Uds denuncia da anni: ne siamo felici, visto che di stabilità degli edifici scolastici si parla solo quando c’è il morto».

L’Uds in questi giorni sta monitorando le condizioni degli edifici, cosa emerge?
«Ci troviamo di fronte a due realtà distinte: da un lato gli edifici fatiscenti che la politica fa passare per idonei a causa della mancanza di fondi, dall’altra quelli più recenti ma che non vengono controllati, come accaduto per la Casa dello studente di L’Aquila».

Come correre ai ripari?
«Dopo l’allarme dei geologi le istituzioni devono intervenire. Noi cerchiamo inoltre di creare una coscienza tra gli studenti che spesso sono i primi a sottovalutare la gravità di un bagno fatiscente». di Lorena Loiacono

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