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Naufragio Costa Concordia

Naufragio Costa Concordia

Per tutta la mattinata, in Procura è rimasta il tenente di vascello Giorgia Capozzella, responsabile della Guardia costiera di Porto Santo Stefano. Insieme con la Capitaneria di porto di Livorno, ha preparato una lunga relazione sulla drammatica notte tra venerdì e sabato scorsi. Sono le ricostruzioni dettagliate, con registrazioni telefoniche, del drammatico naufragio della Costa Concordia. A cominciare dalla rotta. Il tracciato seguito per l’avvicinamento non autorizzato all’isola del Giglio è ben riportato. La manovra «sconsiderata», come la definisce il procuratore capo Francesco Verusio, è accertata. Finita sugli scogli, l’enorme nave ha proseguito la corsa verso la costa in maniera casuale: non è stata una manovra disperata del comandante Schettino per evitare un naufragio in alto mare, l’imbarcazione è scivolata nella direzione in cui si è bloccata per forza d’inerzia. Lo spiega la relazione della Guardia costiera: in quel momento, i locali motore dell’imbarcazione erano invasi dall’acqua e non poteva essere attuata alcuna manovra. Dunque, viene smentita la versione di Schettino: «Ho tenuto la nave per evitare il peggio, guidandola più verso la costa», aveva detto. Nessuna manovra, il controllo di timone e motori era stato perso poco dopo l’impatto. Tutto il resto è avvenuto fuori da qualsiasi volontà del comandante, scrive la Guardia costiera: la rotazione a 180 gradi, il blocco sugli scogli che ha preceduto la lenta e graduale inclinazione dello scafo. Ma come vengono ricostruiti gli orari che arrivano all’abbandono della nave? Esistono registrazioni di conversazioni tra la Capitaneria di porto di Livorno e la nave.

I tre impatti con gli scogli avvengono alle 21,42. L’acqua comincia subito ad entrare, allagando la sala macchine e danneggiando in maniera irreversibile i motori.

Alle 22,07, allertati da una telefonata dei carabinieri di Prato, a loro volta avvisati da una segnalazione di un’amica di una passeggera della nave, a Livorno chiamano la Concordia: «Dove ti trovi?».

Sono le 22,15. Schettino non risponde con chiarezza. Lo incalzano: «Ma che è successo? Un disastro?». Lui finalmente replica: «No, un guasto tecnico. Solo un black out. Ho difficoltà a tornare». Da Livorno: «Torna in plancia di comando e spiegaci». Poi, si interrompe la conversazione, mentre la Guardia di finanza di Porto Santo Stefano, insospettita e avvisata, mette in mare una motovedetta che si dirige verso la Concordia. Filmano una nave ancora non inclinata, con tutte le scialuppe di salvataggio integre. In quel momento, se fosse stato dato l’ordine di abbandono nave, i soccorsi sarebbero stati molto agevoli.

Sono le 22,35. Dieci minuti dopo, avviene qualcosa sulla nave. Una specie di ammutinamento, sembra quasi far capire la relazione della Guardia costiera: inizia l’evacuazione della nave, senza che ne sia stato dato l’ordine dalla Capitaneria di porto. Qualche ufficiale, forse Ciro Ambrosio, forse altri, aveva avviato le operazioni di salvataggio.

Alle 22,48 arriva l’ordine ufficiale dalla Capitaneria recepito dal comandante, mentre la nave è ormai piegata di 20 gradi quasi sottocosta. Le comunicazioni successive con il comandante sono un grave atto di accusa. Si legge nella relazione dei carabinieri della stazione di Porto Santo Stefano: «Tutto si poteva immaginare tranne l’abbandono della nave da parte di un comandante con tanti anni di esperienza. Sull’isola del Giglio, alla vista di un uomo che si agitava e parlava al cellulare, qualcuno si è chiesto ma quell’uomo chi è?». Era il comandante Schettino, sceso dalla sua nave prima che i soccorsi fossero terminati.

Alle 23, c’è una nuova conversazione con Livorno: «A bordo, sono rimaste 300 persone ancora», informa il comandante. La Capitaneria di porto è sorpresa, i conti e i tempi di un’evacuazione di tanta gente non tornano. Gli chiedono una stima più precisa, di contare la gente che è ancora sulla nave. Lui sorprende tutti, con candore replica: «Non posso, sono su una scialuppa». Stava preparandosi a lasciare la Concordia. Aggiunge, senza alcun pudore: «Posso coordinare i soccorsi da qui». La scialuppa con Schettino ha problemi ad essere calata in mare, quando è sull’acqua sono le due del mattino. Il comandante si guarda bene dal risalire a bordo, come gli avevano ordinato dalla Capitaneria. Si dirige invece verso l’isola del Giglio. Qui lo vedranno in tanti, la sua posizione e il suo agitarsi a telefono saranno riportati anche nella relazione dei carabinieri. © Gigi Di Fiore

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