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Maxi-inchiesta a Torino sul traffico di anabolizzanti

Raffaele Guariniello

Raffaele Guariniello

Deciderà tra oggi e domani il giudice se concedere i domiciliari agli otto dei 13 arrestati “dopati” che si trovano in carcere da venerdì scorso per traffico di anabolizzanti. La maxi-inchiesta della Procura e dei Nas che ha fatto scalpore non tanto per i nomi – tra i 102 indagati in tutta Italia non compaiono quelli di sportivi famosi, i più noti sono il delfinista Andrea Oriana, nuotatore emerso ad Atlanta 2006 e l’ex calciatore del Legnano Andrea Diminutto – ma perché ha fatto emergere tre fatti «inquietanti», come li ha definiti il procuratore Raffaele Guarinello. Primo, che in Italia i dopati sono migliaia, e non sono, appunto, solo campioni, ma frequentatori invasati di palestre, ciclisti amatori senza spirito sportivo, istruttori che arrotondano spacciando, ragazzini col culto del fisico, infermieri che rubano o quarantenni fissate della prova costume. Secondo, che queste persone non hanno la minima idea degli effetti devastanti degli anabolizzanti, anche a livello sessuale: «portano all’impotenza» ha ricordato Guariniello. Infine, che procurarsi testosterone, epo, viagra, o qualsiasi “bomba” è molto facile.

È iniziato tutto quasi per caso, in questa maxi-inchiesta. Quando il pm Gianfranco Colace ha scoperto un sito internet, di origine greca (ma dietro c’erano i trafficanti di molti paesi di Serbia, Grecia e Cina) che metteva in bella mostra farmaci illegali di ogni tipo, pronti per l’acquisto. Sono partite le intercettazioni. «Portami la frutta», «Quanto costano ’ste scarpe?». E sono scattate le manette, per un totale di seimila confezioni sequestrate in tutta Italia, 300mila euro il valore commerciale.

Tra gli arrestati ci sono due infermieri dell’ospedale Mauriziano di Torino e uno di Salerno. Rubavano farmaci in ospedale per spacciare. E per vincere le gare, come Silvio Schiari, in servizio nel reparto di emodinamica del Mauriziano e campione piemontese cicloamatori. I Nas in casa sua hanno trovato anche l’epo. Ai domiciliari è finito anche il titolare della Miccoli di Alpignano, con vari ciclisti. Avevano vinto tutte le gare degli ultimi mesi. Ora gli avversari hanno un buon motivo per esultare.

C’è anche una madre ossessionata dalle prestazioni sportive della figlia 15enne tra gli indagati della maxi-inchiesta della Procura sul traffico di anabolizzanti. La ragazza, lombarda, è una nuotatrice agonistica. Sua madre era ossessionata dall’idea che dovesse arrivare sempre prima alle gare. Dai regionali ai nazionali. Per questo si era messa in contatto da mesi con i pusher del doping che si procuravano anabolizzanti online e somministrava regolarmente alla ragazzina le «bombe». Ma la donna è stata intercettata, sia telefonicamente che telematicamente e ora il caso è sul tavolo della procura di Torino. Non solo, i magistrati torinesi hanno spedito il fascicolo ai loro colleghi di Milano, affinché accertino, tra l’altro, se la figlia era consapevole di cosa stesse ingerendo. Sicuramente nessuno le aveva spiegato i rischi per la propria salute.

«È un caso inquietante – ha commentato il procuratore Raffaele Guariniello – abbiamo arrestato anche un preparatore atletico». «Ormai è chiaro che per la lotta contro il doping non bastano più i prelievi di urina e sangue ma servono le perquisizioni e le intercettazioni».

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andrea diminutto

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