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Massacrò con un casco uno studente, tre anni

Manuel De Santis

Manuel De Santis

Sferrò un colpo a freddo sul volto di un giovane sconosciuto, con il casco della motocicletta, durante gli scontri del 14 dicembre scorso che devastarono il cuore della Capitale. Ieri il responsabile dell’aggressione, Manuel De Santis, è stato condannato a 3 anni di reclusione con l’accusa di lesioni aggravate. Una sentenza esemplare pronunciata nel corso del rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Silvia Castagnoli; addirittura più severa di quella proposta dal pm Luca Tescaroli, che aveva chiesto due anni di reclusione. E all’imputato, che faceva parte del servizio d’ordine, il giudice non ha concesso la sospensione della pena e le attenuanti generiche. Tuttavia potrà continuare a svolgere la sua attività di pizzaiolo, tutte le sere esclusa la domenica. In altre parole continuerà a scontare «gli arresti lavorativi» ai quali è costretto dal 5 gennaio scorso, che gli consentono di uscire di casa solo dalle tre di pomeriggio alle dieci e mezza di sera, per lavorare. Soltanto una settimana dopo l’aggressione De Santis, che non era stato identificato subito come l’autore dell’assalto al minorenne, si costituì alle forze dell’ordine di sua spontanea volontà. Forse a spingerlo ad autodenunciarsi era stato il rimorso. Un gesto che tuttavia il giudice deve aver considerato tardivo. La dottoressa Castagnoli ha respinto la richiesta di liberazione avanzata dai difensori del giovane, gli avvocati Federica Falconi e Serena Tucci. E avendo negato anche la sospensione della pena, se la condanna diverrà definitiva De Santis vedrà spalancarsi le porte del carcere.

«Una sentenza troppo severa. Il mio assistito si è preso tutte le sue responsabilità – sottolinea l’avvocato Federica Falconi, legale di De Santis – Del resto anche noi abbiamo sempre sostenuto che il fatto storico c’è stato. Il giudice avrebbe dovuto tenere presente che Manuel si è consegnato spontaneamente alle forze dell’ordine. Le famose immagini trasmesse neanche non lo inquadravano perfettamente». L’unica attenuante riconosciuta dal giudice è stata quella relativa al risarcimento danni. Manuel ha liquidato 25 mila euro alla sua vittima. Tuttavia tra le parti sarebbero in corso trattative per un ulteriore pagamento da riconoscere al minorenne.

L’incontro sfortunato tra Cristiano, uno studente del Mamiani, e Manuel, un precario, si consuma il 14 dicembre scorso. Un giornata di follia che lascia ferite profonde nel cuore della Capitale, devastata dagli scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Sono le 12 e 30 quando una folla di giovani si concentra in via degli Astalli, una delle strade che conduce a via del Plebiscito dove si trova la residenza del premier. Sono universitari, ragazzi senza lavoro, precari. Tutti animati dal bisogno di protestare per le loro difficoltà. Tuttavia in pochi attimi la folla perde il controllo della situazione e comincia a tirare oggetti contro le forze di polizia. In particolare l’assalto viene concentrato contro un blindato dei Carabinieri che viene investito da una pioggia di bottigliette, pietre, mazze. I manifestanti, quasi tutti a volto coperto, scatenano l’inferno. Il caos è totale. Qualcuno, nella confusione, cerca di raffreddare gli animi invitando i manifestanti a proseguire nel corteo, abbandonando così i facinorosi al loro destino. Ormai però è tardi. Ed è in questo momento che si incrociano i destini dello studente del Mamiani e del pizzaiolo precario.

Cristiano lancia una mela verso il cordone di polizia. l’altro ragazzo alto, con il giubbetto scuro e il cappello beige si dirige verso di lui e senza neanche guardarlo in faccia lo colpisce con il casco. Un gesto sconsiderato, compiuto senza nessuna ragione. Cristiano cade in terra ed il suo volto si trasforma subito in una maschera di sangue. Un gruppo di giovani, attanagliato dalla paura, si stacca dalla mischia per soccorrere il minorenne. Viene chiamata l’ambulanza che giunge sul posto subito. Cristiano viene operato qualche giorno dopo all’Ospedale San Giovanni. Le immagini del video dell’aggressione vengono trasmesse da Youtube e fanno il giro del web. Il giubbotto scuro e il cappellino beige di De Santis diventano il simbolo della violenza cieca e senza volto di quel maledetto 14 dicembre. Finché una settimana dopo, quel video viene visto anche dal pizzaiolo che si riconosce e corre ad autodenunciarsi alle forze dell’ordine.

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