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Manifestazione indignati, poteva scapparci il morto

Scontri alla manifestazione degli indignati

Scontri alla manifestazione degli indignati

Il giorno dopo la grande devastazione è il ministro Maroni a essere sotto attacco. Su di lui sparano sia da destra che da sinistra. Il solo che sia uscito allo scoperto per difenderlo è il collega La Russa, da Washington dove è in visita ufficiale, che ha definito vergognose le critiche alla polizia. Tutti gli altri, o almeno quasi tutti, hanno puntato il dito accusatore. Lui, Maroni, si è difeso. Con pochissime parole regalate alle agenzie di stampa e preannunciando per domani, in Senato, un discorso complessivo sui disordini di sabato. Intanto, però, si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente le forze di polizia perché sono riuscite ad evitare che «ci scappasse il morto. Il rischio era concreto – ha aggiunto – perché i violenti si sono volutamente fatti scudo del corteo». Maroni ha spiegato di aver chiesto «che vengano visionate attentamente le indagini» degli incidenti di sabato. «Voglio – ha detto – che gli autori di queste violenze, veri e propri criminali, paghino in modo esemplare». E ha concluso ribadendo che «solo grazie a una gestione equilibrata si è evitato il peggio». Prova ne sia anche la testimonianza del carabiniere attaccato dai Black block in piazzaan Giovanni che ha ammesso: mi sono riuscito a salvare grazie al casco. E dire che proprio sulla qualità della gestione dell’ordine pubblico si sono appuntate le maggiori critiche. Non hanno risparmiato frecciate contro il ministro esponenti della maggioranza, come Osvaldo Napoli, il quale ha chiesto di conoscere «quali disposizioni abbiano ricevuto il prefetto e il questore di Roma per assicurare l’ordine pubblico».

Stessa musica al centro e a sinistra, con Francesco Rutelli che ha domandato se si è «fatto tutto il necessario per la prevenzione» e Emanuele Fiano (Pd) che ha chiesto spiegazioni sul perché «duemila giovani violenti possano viaggiare indisturbati». E poi c’è il pianeta delle forze dell’ordine. Anche lì non sono stati fatti sconti al ministro. La Silp-Cgil, un sindacato di polizia, ha criticato verticalmente la gestione della piazza nella manifestazione di sabato: «E’ la seconda volta dopo il G8 di Genova – ha detto il segretario Claudio Giardullo – che di fronte a un evento dove si sa che saranno presenti anche i violenti del blocco nero, sceglie di blindare la zona rossa e lasciare città, poliziotti e manifestanti pacifici agli scontri».

Un altro sindacato, il Consap, ha sostenuto che «i nuovi tipi di proteste violente che stanno avvenendo impongono nuove strategie» e dunque servirebbero «armi passive, come la polizia a cavallo, i proiettili di gomma o l’acqua colorata per identificare meglio i teppisti». Suggestioni. Vedremo se il Viminale ne terrà conto. Intanto è il caso di ricordare, come fa il sindacato Ugl, che l’Italia è l’unica Nazione in Europa ad avere una Scuola di ordine pubblico, che è il fiore all’occhiello della polizia sotto la gestione di Manganelli. E alla scuola di Nettuno, una specie di Università per agenti, lavorano docenti che insegnano che contenere è meglio che attaccare e che prima di attaccare bisogna contare fino a cinquanta. Così Francesco Carrer, criminologo, esperto del Consiglio d’Europa, membro della Fondazione Icsa e autore di un libro fresco di stampa sull’ordine pubblico, spiega che il fatto che sabato a Roma «non ci sia stato nessun morto e nessun colpo di pistola sia stato sparato è un risultato davvero eccezionale. Se le forze dell’ordine avessero agito diversamente – continua Carrer – avremmo avuto, senza difficoltà, una trentina di morti e sarebbe stato il caos». © Carlo Mercuri

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