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La P4 non è un’associazione a delinquere

Alfonso Papa

Alfonso Papa

Il tribunale del Riesame di Napoli ha confermato che non esistono indizi per il reato di associazione per delinquere, contestato dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio ad Alfonso Papa in merito all’inchiesta sulla cosiddetta P4. Il parlamentare eletto nelle file del Pdl a ottobre aveva consegnata una lettera Silvano Moffa in cui denunciava l’operato dei pm: “il pm Woodcock mi ha fatto sapere che sarebbe disponibile a farmi scarcerare a patto che ammetta almeno uno degli addebiti mossimi e renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola o almeno su Finmeccanica”. Popolo e territorio su richiesta dell’interessato ha promesso di presentare: “una mozione parlamentare per discutere tutto questo dopo il vergognoso voto del 20 luglio che ha autorizzato l’arresto di Papa”, è quanto ha dichiarato Moffa. Nell’articolo de Il Messaggero a firma di Massimo Martinelli c’è tutta la ricostruzione di come è stata smontata l’ipotesi accusatoria di un’associazione segreta denominata P4:

Macché loggia massonica. La lunga mano della P4 che pilotava appalti e gestiva nomine è diventata un moncherino ieri sera, nei saloni austeri della Cassazione. Che all’ora di cena ha cancellato dai registri indagati di Roma e di Napoli ogni velleità di ipotizzare il reato di associazione a delinquere per Alfonso Papa, il parlamentare pdl sodale di Bisignani che dopo un’estate a Poggioreale è potuto tornare a casa la scorsa settimana, seppure ai domiciliari. E l’avrebbero annullata anche nei confronti della presunta mente dell’organizzazione, l’accusa che imponeva il paragone con la Propaganda Due di Licio Gelli, se solo Bisignani non avesse ritirato il suo ricorso in Cassazione dopo aver recuperato a pieno titolo la libertà. Di certo, i giudici supremi hanno azzoppato almeno una delle due indagini aperte sulla vicenda. Cioè quella di competenza romana, in cui Alfonso Papa era accusato di concussione nei confronti di Vittorio Casale, un immobiliarista milanese che aveva informato di imminenti guai giudiziari e che poi, secondo l’accusa, aveva perseguitato con richieste di benefit di vario genere. Quel capo di imputazione è stato annullato «con rinvio».

Secondo Il Giornale cade anche la tentata concussione di Giuseppe De Martino e viene esclusa definitivamente l’ipotesi di ricettazione delle schede telefoniche.

Contrariamente a quanto indicato nell’articolo di Martinelli comparso in data 8/11/11 si precisa che il dott. Marcello Fasolino è semplice testimone e non indagato. Questo è mera persona offesa ascoltata dai PM incaricati, contro cui non né in corso alcuna indagine, né è stato emesso alcun avviso di garanzia. La Stampa riprende la storia dell’imprenditore napoletano Fasolino, estraneo all’inchiesta sulla P4 che ha coinvolto Papa e Bisignani, ma le cui dichiarazioni sono state le prime raccolte durante le indagini dei magistrati napoletani:

Papa? È una persona che mi fa letteralmente paura e che mi ha dato sempre angoscia, tant’è che da diverso tempo ho deciso di non frequentarlo più.

L’articolo di Martinelli continua:

Perfino l’accusa di corruzione, per aver cercato di far assumere l’ex carabiniere Lamonica nell’intelligence finisce nel dimenticatoio. La Cassazione non è entrata nel merito, però. Non ha consegnato alcuna certificazione di buona condotta: semplicemente ha stabilito che le intercettazioni telefoniche sulle quali erano costruiti i sei capi di accusa erano inutilizzabili. Annullamento con rinvio, dunque. In modo che altri giudici possano valutare se sia possibile appioppare le stesse accuse ad Alfonso Papa senza tenere conto dei nastri registrati. Per Carlo Di Casola, che insieme al professor Franco Coppi difende Alfonso Papa, è una vittoria a tutto tondo: «Un risultato fondamentale – ha detto il legale – in quanto la Cassazione in questo modo ha messo una pietra tombale sulle intercettazioni dichiarandole inutilizzabili». Intanto Papa tornerà nuovamente in aula stamattina a Napoli per l’udienza del processo che lo vede imputato per estorsione, corruzione, concussione, rivelazione di segreto e favoreggiamento. Perché, almeno per il momento, restano confermati per la Cassazione cinque i reati contestati a Papa, tra cui due episodi di concussione ai danni degli imprenditori Gallo e Matacena, per ipotizzare i quali non erano necessarie le intercettazioni telefoniche.

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