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Intorno alla tomba di De Pedis ritrovate altre ossa

Enrico De Pedis

Enrico De Pedis

Aperto il loculo nella chiesa di Sant’Apollinare a Roma: il corpo è quello del boss della Magliana. A confermare l’identità di Enrico De Pedis le analisi sulle impronte digitali della salma che è stata riesumata su richiesta della procura nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Altri resti ossei sono stati rinvenuti durante l’ispezione alla tomba De Pedis. All’interno della cripta in cui era murato il sarcofago, ma in una stanza diversa da quella di De Pedis, sono state rinvenute circa 200 cassette contenenti ossa. Molte ossa appartengono a persone decedute in età napoleonica e le analisi dureranno una settimana. Il Vaticano: «Iniziativa positiva, collaboriamo».

«È stato fatto un passo importante per risolvere un mistero che va avanti da anni: finalmente si può mettere un punto su questa pista, una delle tante che si sono susseguite negli anni». Il mistero su sua sorella Emanuela non è risolto, ma per Pietro Orlandi quello di ieri, l’apertura della tomba di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, e l’esame dei resti, è stato un passaggio centrale. «Che Emanuela non ci fosse in quella bara non ne avevo dubbi – aggiunge il fratello – Ho sempre detto che se la banda della Magliana ha avuto un ruolo in questa storia è stato solo di manovalanza. I mandanti sono sicuramente altri, altrimenti non si spiegherebbe un silenzio di 29 anni da parte delle istituzioni».

Poi, sottolinea: «Spero che questo sia l’inizio della collaborazione tra magistratura e Vaticano per arrivare alla verità. La mia non è una battaglia ma un atto d’amore nei confronti di mia sorella. Ha subito un’ingiustizia, non le hanno permesso di vivere la sua vita. È stata rapita non perchè era Emanuela Orlandi ma perchè era cittadina vaticana». L’ispezione riguarda tutte le ossa trovate negli ambienti della cripta, non solo quelle del boss conservate in un loculo di marmo che conteneva tre bare – di zinco, di rame e di legno – una dentro l’altra. I magistrati hanno chiarito che l’estensione delle verifiche a tutti i resti trasferiti e conservati nella cripta da quando, a inizio Ottocento Napoleone, vietò le sepolture nelle chiese, punta proprio a verificare che tra esse non ci siano anche quelle della ragazzina figlia di un commesso pontificio.

La volontà che emerge, insomma, è quella di fugare ogni possibile dubbio, di non lasciare nulla di intentato. Una volontà apprezzata anche dal Vaticano, che attraverso il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi, dà una «valutazione estremamente positiva del fatto che la magistratura abbia intrapreso tutte le iniziative affinchè siano fatti i passi necessari per fare chiarezza» e assicura che «la magistratura può continuare a contare sulla piena collaborazione delle autorità ecclesiastiche». Pietro Orlandi, che si è presentato nella basilica di Sant’Apollinare accompagnato da Nicoletta Piergentili, legale della famiglia per conto dell’avvocato Massimo Krogh, non era stato convocato ufficialmente, ma la sua presenza – che formalmente non era richiesta, visto che la tomba non è di un suo familiare – non è stata in alcuno modo ostacolata. Anche da parte della famiglia De Pedis si tira un sospiro di sollievo. «Finalmente lo hanno fatto», fa sapere la vedova di De Pedis, Carla Di Giovanni, attraverso i suoi avvocati, Lorenzo Radogna e Maurilio Prioreschi.

I due legali sono certi le ossa trovate nella cripta appartengono tutte a persone vissute 200-300 anni fa: «Si tratta di resti che fanno parte dell’ossario: nessuna cassetta è stata rinvenuta nella bara o nell’ambiente che ospitava la tomba», precisano. Quando l’iter si sarà chiuso, «i resti di De Pedis saranno o tumulati nella cappella di famiglia al Verano o cremati. La vedova non ha ancora deciso». A Sant’Apollinare non erano presenti rappresentanti del Vaticano. Una condotta in linea – spiegano dalla Santa Sede – con la volontà di rispettare le competenze della magistratura e delle autorità ecclesiastiche della basilica, retta da monsignor Pedro Huidobro.

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