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Ho tradito Melania ma non l’ho uccisa

Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi

«L’ho tradita ma non l’ho uccisa. Sposandomi ho segnato il mio destino». Non parla con i giudici, Salvatore Parolisi, ma affida la sua difesa a una lettera dal carcere. Ha scoperto una vena di scrittore, il caporalmaggiore accusato di aver ammazzato la moglie Melania Rea. Da dietro le sbarre invia letterine alla figlia Vittoria, 20 mesi. La polizia penitenziaria ha intercettato due messaggi a L., la soldatessa amante, a cui voleva rinnovare il suo giuramento d’amore e chiedere di non abbandonarlo. Ora l’istruttore del 235^ Rav Piceno scrive a una giornalista televisiva. Lo fa «per dimostrare la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia». Già, la povera Melania massacrata con 29 coltellate il 18 aprile e lasciata morire dissanguata nel bosco delle Casermette. Melania di cui Salvatore diceva, dialogando lo scorso marzo su Facebook con L.: «Sei la mia vita (riferito all’amante ndr.) Mi rendo conto di aver dato troppo affetto o riconoscenza a questa donna (la moglie) che alla fine non amo, ma te sì».

L. invece scompare dalla lettera pubblica alla giornalista e Salvatore, in una delle sue infinite metamorfosi, cambia ancora faccia e affetti. Al posto della soldatessa torna Melania. «Mi manca». Di certo il mese trascorso dietro le sbarre non lo ha piegato. «Non mi spiego – scrive ancora – il motivo della mia permanenza qui, in carcere. Ho bisogno di tutti voi per uscire da questa ingiustizia. Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro, leggendo scrivendo e pregando con la poca fede che mi è rimasta e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà. Non tutti mi hanno già condannato».

Andrà all’assalto dell’accusa, Parolisi. «Sono un combattente – giura – non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e mia figlia». Con Melania, per la verità, non è troppo generoso. «A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo dalle immagini del mio matrimonio. Cosa vedo? L’immagine di un ragazzo smarrito che con un sì segna il suo destino. Perdo linfa, mi vengono tarpate le ali. La mia anima gentile non esiste più. Tutti coloro che mi hanno distrutto la vita frantumando i miei sogni non troveranno mai pace. Adesso sono un ragazzo sommerso dall’odio, frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il dolore».

Per la famiglia Rea, assistita dall’avvocato Mauro Gionni, la lettera si commenta da sola. Le indagini proseguono, nel tentativo di incastrare definitivamente Parolisi. I carabinieri cercano i transessuali con cui chattava il soldato. Sono convinti che sia questo il «segreto inconfessabile» scoperto da Melania. Oggi i carabinieri del Ris esamineranno il portasapone e una busta sequestrati in casa dell’arrestato, apparentemente macchiati di sangue. Da registrare, infine, il malumore delle Procura di Teramo e Ascoli per un’intervista a Vanity Fair concessa dal gip Cirillo, in cui si apre uno spiraglio all’innocenza del caporalmaggiore.

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