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Decreto Ilva, salva ambiente, salute e lavoro

Ilva di Taranto

Ilva di Taranto

«L’Ilva continui a produrre». Il governo Monti ha varato il decreto che aveva preannunciato: impianti in funzione durante la bonifica, al contrario di quanto disposto dalla magistratura. «Non è un decreto salva Ilva – spiega Mario Monti – ma salva ambiente, salute e lavoro». Tra l’altro si minaccia la proprietà dell’esproprio se non ottempererà al risanamento, come ha spiegato il ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera. La Procura valuta costituzionalità e conflitto. Di tutt’altro avviso è il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha fatto sua la battaglia contro lo stabilimento che produce morte. L’ex candidato sindaco della città ha fatto sapere di aver presentato alla Procura di Taranto un esposto ai sensi dell’articolo 216 del Codice penale per sequestro conservativo beni Ilva e famiglia Riva. La richiesta formulata è finalizzata alla necessità di garantire a Taranto le risorse economiche che dovranno essere destinate alle bonifiche e al risanamento della zona, perché chi inquina deve pagare.

L’Aia per l’Ilva di Taranto aveva già forza di legge, non c’era bisogno di decreto. L’obiettivo era rendere inefficace l’intervento dell’autorità giudiziaria per decreto, prima volta nella storia della Repubblica! Con questo decreto si impedisce la chiusura dell’impianto Ilva dando la libertà di inquinare… che cosa fanno in questi anni i cittadini di Taranto, continuano a respirare la diossina e ad ammalarsi? Questa proprietà invece di fare investimenti ha un amministratore delegato che è latitante! Noi non stiamo scrivendo romanzi in cui si drammatizza. Ci sono dati scientifici che indicano che a Taranto si muore a causa dell’inquinamento. a Taranto si muore per la diossina e gli inquinanti immessi dall ilva e non solo. I bambini hanno aspettativa minore di altre parti d’italia. l’atto più bello che esiste, quello dell’allattamento, trasferisce veleni ai figli. Nel decreto salva Ilva c’è una disposizione finanziaria che prevede 600 mila euro per tre anni come compenso per il famoso garante . 200 mila euro l’anno di stipendio all’anno. Che vergogna. Non vorrei che ci fosse qualche parlamentare già candidato a quel ruolo !!!! A Taranto la legge non esiste più per decreto

Ma i tecnici del governo spiegano che il testo del decreto Ilva prevede di riportare la produzione a pieno regime e sarà garantita la vendita dell’acciaio di Taranto senza che possa essere ostacolata né dalla messa a norma degli impianti, né dalle sentenze di sequestro e confisca. In quattordici pagine il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco rigetta l’istanza di dissequestro delle aree a caldo avanzata dall’Ilva si ripercorre tutta la storia recente dello stabilimento. Il magistrato insiste su un concetto: la salute viene prima, la tutela della salute «non può essere sospesa senza incorrere in una inammissibile violazione dei principi costituzionali».

Un garante verifica il rispetto delle regole
E’ la nuova figura super partes prevista dal decreto. Sarà una persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza; sarà proposto dai ministri dell’Ambiente, delle Attività produttive e della Salute e verrà nominato dal Presidente della Repubblica. Dovrà vigilare sull’attuazione degli adempimenti ambientali e di tutte le altre disposizioni contenute nel decreto. Il Garante potrà anche, in caso di criticità, prendere provvedimenti di amministrazione straordinaria e stabilire le misure ritenute più idonee per fronteggiarla.

Previste sanzioni fino al 10% del fatturato
Qualora l’azienda non rispettasse le prescrizioni del decreto, specialmente per quanto riguarda le strutture dell’area a caldo, potranno intervenire sanzioni amministrative e sanzioni aggiuntive fino al 10 per cento del fatturato dell’azienda stessa. Secondo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, «si tratta di una condizione di garanzia». Il Garante dovrà vigilare sull’esercizio degli impianti. Il ministro delle Attività produttive, Corrado Passera, ha sostenuto che, con l’attuazione del decreto, per l’azienda «non esiste la possibilità di non fare»

L’Aia ora ha forza di legge
L’Aia (autorizzazione integrata ambientale) è stata di fatto inglobata nel decreto legge e le è stato così conferito lo status di legge, che obbliga l’azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi di risanamento. L’Aia, scritta coerentemente con le analoghe autorizzazioni in vigore negli altri Paesi d’Europa, è anche la magna charta degli interventi da fare per il risanamento ambientale. L’Aia, prima di essere recepita nella sua interezza dal decreto legge, era stata emanata dal ministero dell’Ambiente lo scorso mese di ottobre

La proprietà può perdere l’azienda
Il decreto stabilisce che la società Ilva abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell’Aia, cioè fino a tutto il 2014. In questo modo viene garantita la continuità produttiva e la salvaguardia dell’occupazione del sito. Il decreto fissa molti obblighi per l’azienda. In caso di inadempienza si potrà arrivare, come ha detto il ministro delle Attività produttive Corrado Passera, fino alla situazione in cui la proprietà «perde il controllo dell’azienda»

Governo e magistrati scontro di competenze
Il decreto legge fa piazza pulita, secondo il Governo, di tutte le decisioni prese dal gip di Taranto circa il sequestro di alcuni impianti dell’Ilva e di parte della produzione. Grazie al decreto l’attività degli stabilimenti non subirà alcuno stop. Il conflitto con le decisioni della magistratura è evidente, anche se il premier Monti ha detto di non sentire alcun bisogno di «fare appelli affinché il provvedimento non sia impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Il decreto legge infatti – ha ricordato – ha costituzionalmente bisogno del consenso del Presidente della Repubblica».

L’impatto negativo sarebbe di 8 miliardi
La necessità e l’urgenza del decreto legge sull’Ilva derivano dalla necessità di evitare un rischio di impatto sull’economia «da 8-9 miliardi di euro» ma soprattutto per «un ammontare di lavoro messo a rischio molto importante» e perché «si sta mettendo a rischio la filiera dell’acciaio, con molti utilizzatori finali che aspettano le forniture». Così ha detto il ministro delle Attività produttive, Corrado Passera, rilevando che «salute e lavoro sono due concetti che per tutto il provvedimento vengono fuori continuamente».

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