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Boss ucciso a Palermo, ora si teme la faida

Omicidio di Giuseppe Calascibetta

Omicidio di Giuseppe Calascibetta

I killer hanno sparato un colpo di grazia alla testa del boss Giuseppe Calascibetta per essere certi di averlo ammazzato, due sere fa a Palermo. Un cadavere eccellente che potrebbe essere la conseguenza della decisione di riaccendere le luce sui depistaggi che impedirono l’accertamento della verità sulla strage che stroncò il giudice Paolo Borsellino, a via D’Amelio. Calascibetta fu accusato dal falso pentito Scarantino, che sarebbe stato il pupo gestito da pupari ancora da svelare. E fu condannato a dieci anni. Di certo, però, Scarantino non disse la verità, accusandosi ed accusando altri. E per chi fu coinvolto nei processi si apre ora la via della revisione. In coincidenza con questa svolta, però, Calascibetta cade in una vera e propria esecuzione, fulminato al volante della sua microcar da un killer. Era tornato, secondo gli inquirenti, alla guida del mandamento di Santa Maria del Gesù. Secondo il medico legale, è stato ucciso da due colpi di pistola calibro 7,65 all’orecchio sinistro. Un terzo proiettile gli ha perforato la parte superiore del cranio. Il boss aveva abbassato il finestrino, probabilmente stava parlando con il sicario. I parenti di Giuseppe Calascibetta e i residenti di via Bagnera, luogo dell’agguato, non avrebbero dato un contributo significativo alle indagini. Il racconto di tutti inizia, infatti, dal ritrovamento del cadavere.

Apparentemente nessuno si è accorto dell’imboscata o ha sentito i tre colpi. L’allarme sarebbe stato dato per motivi di viabilità: la microcar del boss ostruiva il traffico. Un passante si sarebbe così accorto del dettaglio del morto sul volante di guida. Incombe lo spettro di una nuova guerra di mafia a Palermo. Calascibetta, condannato nell’ambito del processo bis per la strage di via d’Amelio, aveva finito di scontare la pena nel 2007. Era sottoposto a sorveglianza speciale e, tra le pene accessorie, aveva subito il ritiro della patente. Per questo girava in minicar. «L’omicidio di Giuseppe Calascibetta è un segnale molto allarmante e ci fa temere che Cosa nostra abbia per il momento accantonato la preoccupazione delle possibili reazioni dello Stato a un fatto di sangue». Il procuratore aggiunto di Palermo Ignazio De Francisci, non ha nascosto la sua preoccupazione di un possibile ritorno in armi di Cosa nostra. «Calascibetta – ha detto – nel 2007, è tornato nei ranghi del mandamento di Santa Maria di Gesù. Dopo l’arresto dei capi locali, i fratelli Corso, era lui il capo mandamento».

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