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Beppe Grillo in tribunale con i 21 imputati No Tav

Beppe Grillo

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C’era anche Beppe Grillo nella maxi aula 3 al Palazzo di giustizia di Torino dove ieri mattina si è aperto il processo in cui lo showman è imputato, con altre 21 persone, per la violazione dei sigilli alla baita abusiva costruita dai No Tav a Chiomonte. I fatti si riferiscono al dicembre 2010. «Quello della giustizia è un sistema che non funziona più. Non puoi mettere in moto una causa che costerà centinaia di migliaia di euro per la rottura di un sigillo», ha detto Grillo ai giornalisti. Secondo il comico «è una questione da affrontare: ci sono detenuti in carcere che sono stati arrestati per concorso morale, che non prevederebbe neanche il carcere. Affrontare così duramente gli inermi è una debolezza della giustizia per giustificare un buco da 22 miliardi che non faranno mai, che è la Tav. È proprio la giustizia che è in crisi». L’ex comico assicura che «i No-Tav sono tutte persone perbene, io ci sono stato in mezzo: difendono un territorio, una baitina. Si è forti, fortissimi con i deboli». Grillo ha sottolineato anche la grande attenzione su questo processo: «Sono un imputato alla sbarra, come scrivono i giornali e i giornalai che vorrebbero vedermi al più presto dietro le sbarre. L’evento è stato persino trasmesso in diretta web. Non mi ricordo una simile attenzione neppure per i processi Bassolino e Dell’Utri». Il processo, comunque, ha avuto breve durata perché si è aperto ieri ed è stato subito rinviato al prossimo 18 luglio. Il giudice monocratico Alessandra Danieli ha accolto l’istanza di legittimo impedimento presentata dai difensori di un imputato assente per motivi di salute. Durante la costituzione delle parti, imputati e gli esponenti del movimento No-Tav sono scoppiati in un applauso quando Giorgio Rossetto, unico detenuto in aula, ha detto che fino a due mesi fa, quando fu arrestato per resistenza su ordine di custodia cautelare relativo agli scontri dell’estate scorsa a Chiomonte, faceva il giardiniere e che ha dei precedenti penali. «Giorgio – ha detto Alberto Perino, leader dei No Tav – è quasi in regime di 41 bis per il reato resistenza aggravata ed è sottoposto a sei mesi a censura della posta perchè ha raccolto firme in carcere in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. È scandaloso».

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