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Badante ucraina uccisa dall’ex per gelosia

Galyna Dotsyak

Galyna Dotsyak

Ad una svolta il «giallo» della badante ucraina uccisa sui monti del Terminio. Ha un nome e un volto il presunto autore di quell’efferato delitto. Galyna Dotsyak fu uccisa quattro mesi fa sui monti del Serinese, in provincia di Avellino, e sepolta sotto un cumulo di rifiuti. In concomitanza con il deposito degli atti dei Ris di Roma è scattato anche l’arresto per Gennaro Rodia, 63 anni, di Serino. Intercettazioni telefoniche, esame autoptico, tracce studiate dai Ris, ma soprattutto i cumuli d’immondizia trovati sul luogo del delitto che provenivano dai rifiuti trovati in casa dell’uomo, hanno consentito ai carabinieri del comando provinciale di Avellino, diretti dal comandante Giovanni Adinolfi, di chiudere il cerchio. Alla base dell’omicidio della badante ucraina di 56 anni ci sarebbero stati motivi passionali. L’uomo aveva avuto una relazione con quella donna affabile e ancora piacente e quando la badante aveva deciso di troncare la storia, la gelosia – secondo gli inquirenti della procura di Avellino – avrebbe armato la mano dell’anziano. La morte della badante fu provocata da un corpo contundente mai trovato. Si presuppone un bastone.

Rodia, che in passato avrebbe avuto una relazione extraconiugale alquanto travagliata con Galyna, non avrebbe perdonato alla donna dell’Est il nuovo rapporto affettivo. Le testimonianze di alcune amiche della 56enne, rese al pm Elia Taddeo e al procuratore capo di Avellino, Angelo Di Popolo, avrebbero acclarato che «l’uomo spesso la percuoteva e minacciava, facendola spesso tornare a casa con evidenti lividi ed ecchimosi». «Ma questi sono solo alcuni degli indizi – ha spiegato il procuratore Di Popolo nel corso della conferenza stampa nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Avellino – che ci hanno indotto ad emettere un provvedimento di fermo indiziario nei confronti di un uomo che riteniamo capace di reiterare il reato».

Il mistero della morte della badante ucraina non è ancora del tutto risolto. Manca qualche ultimo tassello. Resta in piedi, sul piano delle indagini, il dubbio che qualcuno possa avere aiutato l’omicida a occultare il cadavere sui monti. Ieri, nel corso dell’udienza di convalida del fermo, l’avvocato del 63enne serinese, Elvira De Leo, ha eccepito una serie di incongruenze nella visione degli atti e manifestato «perplessità rispetto alla motivazione del fermo per il pericolo di fuga che Rodia avrebbe meditato solo per aver da poco contratto un piccolo prestito bancario o per il tono non certo chiaro di alcune intercettazioni telefoniche con i familiari». All’udienza davanti al gip Fiore non era presente l’anziano: in mattinata aveva avvertito un malore al cuore nel carcere di Bellizzi Irpino ed era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Moscati dove si trova tuttora piantonato. Il corpo della povera badante adesso può prendere il triste volo verso Kiev. © Gianni Cianciulli

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