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Attentato Brindisi, Vantaggiato non dice la verità

Attentato scuola Brindisi

Attentato scuola Brindisi

C’è un complice di Giovanni Vantaggiato, sì, ma non nella preparazione della bomba e nell’attentato della scuola di Brindisi. C’è chi sa dei suoi affari, dei suoi movimenti economici, perfino di strani giri di assegni e prestiti sui quali in queste ore lavorano gli investigatori di polizia e carabinieri. C’è chi sa degli affari e, secondo i pm, potrebbe essere la moglie, Giuseppina Marchello, destinataria dei «pizzini» di Vantaggiato dal carcere di Lecce intercettati dagli investigatori qualche giorno dopo l’arresto. «State attenti a quell’uomo, non dice tutta la verità» ha detto venerdì scorso ai pm di Lecce e di Brindisi Cosimo Parato, l’ex socio di Vantaggiato, vittima di una bomba nel febbraio del 2008, ferito gravemente ma miracolato e ancora vivo. E dietro «tutta la verità» c’è il giro degli affari con la benzina agricola, furbizie e truffe sulle accise del carburante che viene garantito a basso prezzo agli agricoltori, c’è la rete del carburante che distribuisce in provincia di Brindisi, ci sono le forniture di gasolio agli enti pubblici, compresa quella garantita all’istituto professionale Morvillo-Falcone di Brindisi fino a quando non arrivò il metano a servire l’impianto di riscaldamento dell’istituto, poi obiettivo della bomba. Ci sono, infine, i sospetti degli investigatori di un particolare vizietto di Vantaggiato, quello che nel 2005 lo portò per alcuni mesi nel carcere di Taranto dopo esser stato condannato per truffa aggravata: aveva annacquato la benzina garantendosi un guadagno da furetto.

«Nella stanza da bagno, sotto il comodino ci sono opuscoli della Staffetta petrolifera e sono tutti da bruciare». Giovanni Vantaggiato è da poche ore rinchiuso, in isolamento, nel carcere di Lecce, arrestato e accusato, ma non ancora reo confesso dell’attentato alla scuola di Brindisi. È il 6 giugno scorso. Prende carta e penna e tenta disperatamente di far giungere un «pizzino» alla moglie, Giuseppina Marchello. Non chiede indumenti, altra roba per la detenzione. Le dà un ordine preciso che, però, viene intercettato dagli investigatori della Squadra Mobile di Bari e del Ros dei carabinieri.

Dietro quell’ordine – bruciare le copie dei report giornalieri con l’andamento del mercato dei carburanti con tanti appunti scritti a mano – c’è la traccia delle nuove indagini sugli affari dell’uomo di Copertino. Cosimo Parato, condannato per truffa in danno di Vantaggiato e superstite dell’attentato del 2008, segnato a vita da quella bomba-gemella confezionata sempre dal suo creditore si trascina con sacche per la nutrizione appese ad una sbarra di ferro.

La bomba gli sventrò l’intestino, gli spappolò i reni. «Ho un solo nemico Giovanni Vantaggiato» disse in quella domenica di febbraio del 2008, prima di entrare in coma. «Se l’avessero preso quando mise la bomba sulla mia bicicletta Melissa sarebbe ancora viva» ha detto qualche giorno dopo l’arresto di Giovanni Vantaggiato.

Venerdì scorso ha fornito altri elementi sulle attività del bombarolo che fa scoppiare la bomba alla scuola Morvillo alle otto del mattino e qualche ora dopo se ne va a lucidare il suo yacht nelle acque di Porto San Cesareo. «State attenti a quell’uomo, non dice tutta la verità», torna a dire ai pm il 47enne di Torre Santa Susanna Cosimo Parato. Per un’ora parla del suo contenzioso economico con Vantaggiato, degli assegni a vuoto che gli rifilò per oltre 374mila euro, l’importo – ufficialmente dichiarato ma anche questo verificato dagli investigatori – di fornitura di prodotti petroliferi.

Parato ha fornito alla magistratura dettagli utili ad aprire ulteriori fronti di indagine, nulla che ha fatto mutare le certezze acquisite sul fronte dell’attentato alla scuolai. «Io e Vantaggiato eravamo soci in affari, non l’ho mai truffato», ha aggiunto Cosimo Parato, uomo con tutto il carico della sofferenza patita per l’attentato del 2008. «Gli ho restituito tutto quel che gli dovevo – ha detto Parato durante l’interrogatorio – ma ha tentato lo stesso di uccidermi. Nei miei commerci con lui non c’era nessun intermediario, solo io e lui». Perché tra lui e Giovanni Vantaggiato ci sarebbe un maresciallo dei carabinieri che lo stesso Vantaggiato continua ad accusare di complicità, sul fronte delle truffe, ma che Parato esclude nella maniera più totale: «Sono certo di avere fatto soltanto il nome di Vantaggiato quando ho subito l’attentato che mi ha rovinato la vita, non altri». © Antonio Manzo

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