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8 giorni di attesa in barella negli ospedali romani

Ospedale San Giovanni-Addolorata

Ospedale San Giovanni-Addolorata

Hanno fatto i conti i camici bianchi della Fadoi, la Federazione dei medici internisti Lazio riuniti a congresso: nei loro reparti, dal 2005 al 2010, il numero dei letti è calato del 25%. In alcuni degli ospedali romani come il San Camillo, San Giovanni e Santo Spirito a causa dei tagli i posti sono diminuiti del 45%. Con ovvio allungamento delle file di pazienti in attesa di un ricovero nei corridoi e al pronto soccorso. «Abbiamo malati in barella per giorni – racconta Ruggero Pastorelli, presidente Fadai-Lazio – e molti che dovrebbero venire a medicina interna vengono accolti altrove. Un’assistenza penalizzata». Non è, dunque, solo il sovraffollamento nei pronto soccorso a costringere ad attese snervanti prima di essere accuditi e ricoverati. Piuttosto, è la mancanza di posti. Un rapporto dello Spes, sindacato di chi lavora nei servizi di emergenza negli ospedali di cinque regioni: Lombardia, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria. «Le situazioni più gravi le abbiamo trovate – spiega Massimo Magnanti, segretario Spes e medico del pronto soccorso del San Giovanni a Roma – dove i conti in rosso hanno costretto ad attuare piani di rientro. I tagli sono stati obbligati dal deficit ma, proprio lo stazionamento dei malati in barella in attesa di un posto sta diventando una grave emergenza. Nel Lazio in particolare. Dove, le misure anti-deficit hanno portato a contare dai 250 ai 300 pazienti in barella ogni giorno. Una cifra che molto spesso arriva fino a cinquecento».

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